Di fronte alla domanda “Perché ti sei iscritto su Facebook?” ognuno di noi – almeno chi s’è iscritto davvero – ha o dovrebbe avere la risposta pronta; c’è chi si iscrive per noia, chi per ritrovare vecchi amici, chi per pubblicizzare la sua azienda, chi per spiare gli altri senza essere visto (e di account con un nome utente improponibile tutti noi ne contiamo a bizzeffe), chi per cercare un compagno, chi per tradire il compagno (ma qui mi fermo, andremmo troppo fuori tema).

Io personalmente mi sono iscritta per condividere una passione, quella della scrittura, con persone che, come me, la coltivano in piccolo sin da quando hanno preso in mano il primo pastello. Nel corso di questi lunghi anni – non ricordo neppure a quando risalga la mia iscrizione – ho conosciuto scrittori ed aspiranti scrittori, poeti, editori, persone belle che mi sono rimaste accanto e persone meno belle che ho eliminato dai social e dalla vita. Se dovessi dare un consiglio spassionato a chi arriva su Facebook con l’illusione di incontrare scrittori solidali, potrei dire di andare sull’opzione “elimina account” e cliccarci come se non ci fosse un domani. Gli scrittori, da quelli noti a quelli conosciuti come tali solo dai parenti (e qui non ho problemi ad inserirmici anche io), sono una strana categoria. Lo scambio “pubblicitario” è merce rara (almeno io non l’ho sperimentato). Accettare o richiedere l’amicizia è dovuto, ricevere subito l’invito a mettere il “like” sulla pagina autore è una naturale conseguenza, comprare il libro è quasi un dovere se vuoi sentirti rivolgere almeno una parola (che, il più delle volte, consiste in uno striminzito “grazie”). La cordialità è riservata ai lettori/clienti; quelli che scrivono o provano a farlo vengono guardati con sospetto. Più che come “aspiranti alla stessa categoria” vengono trattati come mera concorrenza. Non c’è, spesso, scambio sincero; e quando lo scambio avviene, si basa sul calcolo dei vantaggi.

Ovviamente non generalizzo; non tutti gli scrittori o aspiranti tali sono così. Dico solo che, se partite ingenuamente, dovete aspettarvi di queste e simili delusioni. Ma dalle delusioni si impara e si evolve. Forse, per crescere, abbiamo bisogno che esse siano disseminate sul nostro cammino, qualunque sia il cammino intrapreso.

Un consiglio, però, voglio darvelo: se leggete le belle cose, e se di belle cose addirittura ne scrivete, se in nome dei vostri sogni siete disposti a tutto ma non a calpestare, emulare, minimizzare, e scoraggiare il cuore, il talento e l’intelligenza altrui, vi dico io dove incontrare scrittori e/o anime solidali su Facebook: tra le pagine di Facebook che con la sponsorizzazione di un singolo autore non hanno tanto a che fare (ma parlo, ancora, per esperienza diretta e non sto facendo generalizzazioni). Non importa che siano grandissime, importa che siano genuine ed originali. Io ho ritrovato la mia voglia di scrivere e di condividere, la fiducia nei “contatti umani virtuali” grazie alle pagine stupende di cui ho già scritto qui sul blog e di cui scriverò ancora. Non esiste competizione, non ci sono traguardi comuni dove vi sia bisogno di scalciare o dimostrare di essere migliori, non ci sono scopiazzamenti – non tra pagine realmente belle, eh! – e non c’è la pericolosissima volontà di fare della scrittura il proprio lavoro. Per come vanno le cose al giorno d’oggi, per quello che noto, sapete cosa penso? Penso che sia proprio il voler rendere “lavoro” la scrittura ad imbruttire certe persone. Si comincia a pensare al mercato ed ai suoi meccanismi, ai best sellers, al successo, al timore di intaccare il successo ottenuto, all’amarezza di essere meno brillanti di quell’autore o alla presunzione di essere più ispirati di qualcun altro; si agisce per calcolo, si scrive per interesse. Ed in tutto questo sapete chi, o meglio, cosa ci rimette? Ci rimette la Scrittura, quella che sgorga naturalmente dal cuore e non conosce restrizioni, classifiche o dettami di mercato.

Per questo amo le belle pagine Facebook, per questo amo molte delle admin che dietro quelle pagine hanno una vita piena, realizzata, già strutturata ed organizzata. La frase mi viene stupenda? Bene! Oggi proprio non sono ispirata o non ho voglia di mettermi a cercare aforismi suggestivi di altri? Va bene lo stesso! Mi sono stancata di scrivere, ho bisticciato con la “musa” e tutto è diventato solo un dovere? Bene ancora, lascio. E posso lasciare per un mese o per sempre. La vita solita continua fuori. Posso, soprattutto, permettermi di lasciare prima di trasformarmi in una calcolatrice. Posso dispensare la scrittura dallo svilimento che oggi, purtroppo, è tanto di moda.

Le pagine non scrivono per guadagno (cari miei, fosse per Mr Facebook la fame proprio!), né perché si aspettano di ricevere un contratto di pubblicazione. Scrivono nel tempo libero, per alleggerire il peso del quotidiano, per condividere le gioie, per farsi un po’ di coccole “letterarie”, per ricevere magari dei complimenti – chi lo nega? – ma con il solo scopo di sorridere compiaciuti, sentirsi apprezzati (anche) per questo o alimentare le ragioni di un impegno certamente stimolante ma anche bisognoso di attenzione e dedizione.

Parlo di tante persone, ma oggi parlo di una in particolare. Parlo della mia Barbara, colei che aspira così tanto a “diventare famosa” da non avermi neanche mandato una sua foto da allegare a questa intervista (vi assicuro che è bellissima, però). Ci ho messo un po’ a sbottonarmi con la sua pagina… sarà colpa del nome? Beh, scopritelo attraverso questa bella chiacchierata.

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Il fiore preferito di Barbara 🙂
  • Ti ho conosciuta attraverso le condivisioni di altre pagine amiche; ho letto i tuoi post e mi sono piaciuti, ma ero un po’ reticente a mettere il like sulla tua creaturella o a condividerla perché non mi spiegavo il suo nome: “Il militare”. Mi spieghi perché la tua pagina si chiama così? È un nome che hai scelto tu? Hai mai pensato di cambiarlo?

– Barbara – Ahahah, mi rendo conto della particolarità. La pagina mi è stata “passata” da un carissimo amico che ha aperto nel 2012. Poi, per mancanza di tempo, mi ha chiesto se potevo seguirla io. Non ho scelto io il nome, sono tutto tranne che un militare e sinceramente no, non ho mai pensato di cambiarla. Mi piace così com’è e poi è anche un po’ una sfida, no?

  •  Perchè pubblichi su una pagina, come scegli le frasi e cosa ti aspetti da questa esperienza?

– Barbara – Non era proprio nei miei pensieri aprire una pagina, ma quando ho cominciato ho scoperto che mi piace parecchio. Mi permette di esprimere quello che penso e, in parte, quello che sono. I miei post non sono programmati né decisi giorni prima. Scelgo frasi e immagini al momento e, giorno per giorno, pubblico quello che più mi rispecchia. Non mi aspetto nulla, forse solo di allietare chi mi visita e mi apprezza.

  •   Parlaci un po’ di te: cosa fai nella vita, quali sono le tue passioni, quando ti prendi cura della tua pagina e quando, invece, proprio non puoi occupartene e la metti in disparte?

– Barbara – Le mie passioni? Sono molto semplici; mi piace cucinare e anche mangiare, ho una passione sfrenata per la lettura che ho messo un po’ in disparte da quando gestisco la pagina, adoro la fotografia, andare in bicicletta ed amo i gatti. Credo che quest’ultima cosa emerga anche sulla pagina. Se dovessi raccontarvi la mia giornata tipo: in piedi alle 6,00 per svegliare mia figlia che si alza alle 7,00 – giuro! – casa, mestieri, passeggiate con il cane e le solite cose. Ho la fortuna di essere da sola durante il giorno, perciò gestisco tutto con molta tranquillità. E poi, ovviamente, c’è questa passione per la mia pagina, scoperta da poco…

  •  Dato che, come me, ami leggere, quali generi preferisci? Cosa ti emoziona? Cosa ti indigna?

– Barbara – Ho due scrittori preferiti agli antipodi tra loro: Mauro Corona e Stephen King; Corona mi emoziona. Leggere un suo libro è come averlo seduto accanto e sentirgli raccontare una storia. Mi commuovo con le cose semplici, come un tramonto o una canzone. Cosa mi indigna? La mancanza di rispetto per la vita, e non entro nei particolari altrimenti non ne usciamo più, credimi.

  •  Terremoto e nevicate abbondanti; morte, pianto, sofferenza, abbandono, rabbia e senso di impotenza. Tragedie umane e social network: cosa siamo se decidiamo di parlarne in pagina? Sciacalli, essere umani, furbastri alla ricerca dell’apprezzamento facile o il segnale di un cuore ancora acceso in mezzo al generale gelo dell’indifferenza?

– Barbara – Dipende sempre da come si pone la questione. Ti faccio un esempio: detesto tutti quei post dove ci sono anziani ammalati o bambini disabili che ti chiedono un like o una preghiera, quando sappiamo tutti che non servono a niente. Diverso, invece, è quanto stanno vivendo in questo momento in centro Italia. E’ d’obbligo parlarne, non foss’altro che per darci tutti una svegliata. Dipende da come ne parli, da quanta sensibilità e vicinanza reale dimostri.

  •  Ma secondo te, affrontare anche il “sociale” su una pagina virtuale, aiuta veramente a sentirci più vicini e complici, o infastidisce soltanto? Talvolta ho l’impressione, ma è un’impressione mia, che si venga sui social per evadere dalla realtà, anche quando la realtà si sta consumando magari a pranzo, a cena o, comunque, in mezzo ad altre persone; e che, viceversa, si esca dal social per tornare alla realtà, quando il social quella realtà ce la ricorda mettendola nero su bianco e caricandola su un crudo filmato. Siamo una generazione di “evasori”, di perenni insoddisfatti? Siamo consapevoli di cosa ci circonda ma non vogliamo che qualcuno ci importuni ricordandocelo? Siamo un po’ – un po’ tanto – complici di un sistema di cose che non garantisce più i diritti fondamentali a nessuno?

– Barbara – Hai ragione, sai? Molte volte ci si avvicina al social per solitudine, per evadere da una realtà che non ci piace ma non abbiamo il coraggio di cambiare. Se si potesse impiegare il confronto virtuale in modo anche serio, tante cose – forse – si risolverebbero. Il problema sta nel fatto che una volta spento il PC, torni alla tua personale realtà, scordi il resto, e non vuoi essere disturbato. Lottare, purtroppo, costa tempo e fatica.

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Immagine Profilo de Il Militare
  •  Concludi la frase: Chi ha letto questa breve intervista è invitato a venire a dare un’occhiata alla mia pagina e, volendo, a seguirla perché…

– Barbara – Perché… (non dovrei dirlo) è proprio bella!!! Scherzi a parte, diciamo che vi lancio una sfida: vi sfido a seguire una pagina chiamata  “Il militare.”

Accettiamo la sfida? Io l’ho fatto e non me ne pento. Date anche voi una chance al mio romantico, saggio, pacifico, magico e tenero Il Militare. ❤

Lascio qui il link…

Alla Prossima! 😉

G. Pannia

Il Militare  <— Pagina Facebook

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