INCIPIT LA LOCANDA DELLA QUERCIA INCANTATA

 

– Sera, Strada per Goldivigna –

   Era l’ottava ora del giorno ed il cielo iniziava a scurire.

La strada che congiunge la bella contea di Goldivigna con le terre orientali di Campoalto era deserta. Pochi erano infatti i viaggiatori che attraversavano quella regione inospitale, tutta monti e foreste, durante il periodo di Priminverno: l’inoltrato autunno, che ne preannunciava l’inizio, aveva portato il gelo ed un nevischio scivoloso che di notte si attaccava al terreno, sciogliendosi solo a giorno avanzato. La terra, sotto il sottile strato riscaldato per poche ore dai pallidi raggi del sole, iniziava a congelarsi. A tratti, pozze di fango, nelle vicinanze di un rigagnolo, o residui di pioggia impedivano di procedere lungo il sentiero, costringendo i viaggiatori a costeggiarlo attraverso la vegetazione e rallentandone il passo.

Inoltre le dicerie che giravano  su quel luogo non erano affatto rassicuranti e, come sempre accade, peggioravano di bocca in bocca con l’apporto di nuovi, inquietanti, dettagli e pareri personali, creando oscure e paurose leggende. Si raccontava, infatti, che la foresta fosse popolata da briganti e che non di rado viaggiatori, pellegrini ed intere compagnie di ventura sparissero nel nulla, senza lasciare traccia… soprattutto quelli che avevano osato passare accanto alle colline di nord est. Molti erano gli animali ‘mostruosi’ che si diceva vivessero proprio lì e che, nei racconti di chi affermava di aver avuto l’occasione di vederli da vicino, erano di dimensioni tali che tre uomini, uno sopra all’altro, non sarebbero arrivati alla testa neanche del più piccolo fra loro.

daniela1Per non parlare dell’antica leggenda, tanto diffusa in quelle terre, che tramandava le gesta malvagie di fantasmi pallidi con le vene azzurre o della più recente, ma ugualmente orripilante, diceria che riguardava la presunta presenza di branchi di lupi famelici dagli occhi di fuoco, sorti dal nulla, che si sarebbero aggirati di notte, fra gli ultimi cespugli del sottobosco, ululando tenebrose ‘parole’. Ad est degli alberi fitti la vegetazione digradava, infatti, proprio nella piccola e sassosa radura delle Colline Proibite, là dove nessun essere previdente avrebbe mai diretto il proprio passo.

Era quindi solo la necessità, o l’incoscienza, a spingere i viaggiatori per quei versanti così ostili.

Una figura, avvolta in un pesante mantello di lana scura, camminava a passo svelto. La testa  coperta da un cappuccio che ne mascherava i lineamenti. Sulla schiena portava, legato con una corda, un piccolo fagotto di tela, scrollato a destra e a manca dalla sua rapida andatura.

Noi donne lo sappiamo, la fantasia è una delle nostre più stupende caratteristiche. Sin da bambine immaginiamo e ci immaginiamo in modi altri, in tempi che devono ancora venire, in tempi che pensiamo siano già stati. Chiunque di noi frequenti, in famiglia o per lavoro, il mondo dell’infanzia sa a cosa mi riferisco: non avete mai sentito esordire una pupetta con frasi del tipo  “Sai che io, quando ero grande, facevo…”, o non restate sempre affascinate dalla predilezione che abbiamo avuto e che vediamo in ogni nuova generazione di piccole donne, verso i bambolotti che “sanno di figli” quando ancora si dipende dal ciuccio? La fantasia nasce con noi, è un bagaglio che ci portiamo dietro dalla stessa dimensione in cui si è formato il nostro spirito, da quell’impalpabile luogo in cui si è plasmata la nostra anima. Siamo un tutt’uno, un pacchetto inscindibile.

INCIPIT IL LIBRO DI HENNETH

Prologo

Questa è La Storia della Madre e delle Tre Figlie.

“C’era una volta, tanto tempo fa, quando ancora esistevano le razze ed il mare, una terra arida ed egoista che divorava i semi che le venivano donati e respingeva l’amore della pioggia. La Madre era nata lì, aveva conosciuto solo quei luoghi ed era sopravvissuta diventando dura come metallo lucente, ma quando nacquero le sue figlie esaminò a fondo la situazione e decise che in quel luogo non sarebbero cresciute bene perché quella terra non le meritava quindi, senza esitazioni, partì per Il Viaggio. Grande e nota era la fredda Sapienza della Madre ed infinita la sua Conoscenza. daniela2

“Ciò che vive solo in testa è immacolato e ragionevole e quindi giusto.” Questo fu, in seguito, il suo primo insegnamento.

“Non ha ne’ cuore ne’ pancia.” avrebbero poi detto di lei i suoi nemici, ma tutti inesorabilmente sarebbero stati alla fine sconfitti dalla sua ‘testa’: la Madre era infallibile. Grazie all’uso costante di un’intelligenza ‘non corrotta da altro’, come spesso usava definirla; aveva una visione delle cose implacabilmente oggettiva e, come tale, molto utile ai propri scopi.

Il Viaggio le portò lontano, non si sa con precisione che percorso la Madre preferì seguire, si dice fosse stato il volo di un’aquila, ma si tramanda che le quattro donne camminarono per un tempo lungo quanto la gestazione di una cerva e, alla fine, giunsero in una terra vuota ma calda, promettente e disponibile. La Madre decise allora che quella sarebbe stata una buona casa per tutte loro.

 Lì le figlie crebbero in bellezza ed energia: sembravano risvegliare la Vita in tutto ciò che toccavano…

Amo ogni tipo di mondo fantastico, divertente, fiabesco, o pauroso che sia. Divoro libri, raccolte, pellicole su pellicole; sono perdutamente affezionata a La Storia Infinita (che oggi, da insegnante di scuola primaria, rifilo ad ogni classe ignorante in materia che mi capiti a tiro), Il Corvo (solo quello con Brandon Lee), Le Cronache di Narnia, Il Signore degli Anelli, Avatar, Orgoglio e Pregiudizio (dai, ammettiamolo: è fantasia pure quella! Dove mai lo si trova un Mr Darcy nel mondo reale? :P) e tutti gli altri.

Immaginare l’impossibile ci aiuta a comprendere il concreto; pensate anche voi che sia così? Quando la fantasia fa bene, quando fa male, quando diventa patologia (e qui potremmo intavolare discussioni accesissime con esperti in materia e referti medici annessi, ma non mi pare il contesto adatto)?

Di sicuro non fa male quando fa bene al cuore, quando rispolvera morale ed ideali, quando incita al coraggio ed alle battaglie “pulite”, fatte in nome di un obiettivo che ci prefiggiamo come essenziale nella vita, quando lascia un sorriso, quando mette a confronto, o suscita il dialogo.

È forse questo l’aspetto che più mi affascina degli scritti di Daniela: partono da una sua idea ma poi si sviluppano e prendono forma dall’incontro con l’altro; un incontro dove non esiste un copione, dove ognuno partecipa con la sua personale fantasia. Un’esperienza che, secondo me, tutti noi dovremmo fare.

Siete un pochino curiosi? Ed allora ecco a voi la mia intervista a questa fantastica (in tutti i sensi) autrice.

 

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Daniela
  •  Abbiamo la realtà, perché prendere così tanto in considerazione il magico, la fantasia?

– Daniela – Proprio per arricchire la realtà: mai dimenticandola, ma regalandole nuove Vie, nuove sfumature… scintillanti e libere, perché le regole della ragione nella fantasia possono essere sospese, e tutto “l’immaginabile” è magicamente “possibile”.

Presuppongo sempre la realtà-in cui-esisto quando invento nuovi mondi, perché quello che più mi piace è proprio il senso di creare una mistura composta da vari ingredienti, un’alchimia  magica, la sensazione  di “camminare sul limite” fra qualcosa di vero, come i sentimenti e i “tipi umani” e qualcosa di assolutamente fantastico, perdendone i confini! Chi mi conosce talvolta riesce perfino a scoprire queste trasfigurazioni della realtà che porto nei miei racconti.

  • Da quando scrivi? Lo facevi anche da piccola?

– Daniela – In termini tecnici scrivo da pochi anni, ma “racconto” da sempre. Sono un po’ un cantastorie ed a un certo punto ho pensato di scrivere queste storie per non perderle nella memoria: La Locanda della Quercia Incantata è stata il mio primo tentativo… e posso dirmi felice di questo!

  • Hai mai scritto o pensato di scrivere storie reali, contemporanee, senza figure fantastiche o mitologiche, con la realtà così come è, con i suoi pregi ma anche con i suoi tanti difetti?

– Daniela – Sì, ho scritto brevi racconti “reali” e da uno di questi, che ha vinto il premio Cultora l’anno scorso, sto traendo un breve romanzo. E’ la storia di alcune donne e inizia alla morte della protagonista… ma ti giuro, non è triste! Lei ha vissuto pienamente la propria vita… vedremo se riuscirò a pubblicarlo! Devo ammettere comunque che scrivere della realtà mi diverte molto meno: ne ho già troppa nel quotidiano! Mi piace evadere ed arricchire, sorprendere e divertirmi… quando racconto (e di conseguenza scrivo). Io racconto per gli altri e per me, e mi devo sentire felice di attraversare una storia, dare voce a un personaggio, scoprire, osservare, stupirmi … e, quasi sempre, lo sono di più nel fantasy.

  • Per essere fantasiosi occorre coltivare la magia, per quanto complicato possa essere. Tu come la coltivi? Cosa c’é nella tua vita che ti sprona ad indagare certi mondi, quei luoghi dove molti non possono o non hanno tempo di avventurarsi?

– Daniela – Coltivo la Magia della vita ogni giorno, o almeno tento di farlo. Seguo molto i ritmi della Natura, cerco di creare un piccolo ‘ecosistema’ funzionante con ciò che mi circonda e questo spesso mi regala molta ‘magica energia’ 😉 Mio marito è una parte felice della mia vita e anche questo mi arricchisce. Non so se di conseguenza a questo mio modo di essere e di vivere, o se per puro caso… (sempre che non si tratti anche  qui di una insospettabile e misteriosa “magia” eheh!), sono circondata da persone che amano ascoltare le mie storie e ogni settimana, da quasi vent’anni, ci riuniamo attorno ad un tavolo e “viviamo” le storie che poi io racconto nei miei libri fantasy. Creo un canovaccio e lascio i personaggi liberi di scegliere comportamenti e altro… così la storia cresce, arricchita da un immaginario comune, e i cosiddetti “personaggi” in realtà sono persone vere. Sono nate amicizie e odi, e perfino amori… durante queste storie ed alcuni di essi sono nei libri già pubblicati. Molto bello. Un ricordo.

  • Hai un momento della giornata, un rituale o uno stato d’animo che rende propizia la scrittura? Cosa fai, se ti succede, quando perdi l’ispirazione?

– Daniela – Non ho un momento della giornata in cui invento storie e le scrivo… ho sempre le mie storie in testa e spesso cerco di liberarmene mettendole  su fogli e foglietti sparsi per casa: idee per brevi racconti, finali di altri… Mia sorella dice che vivo in un mondo immaginario a mezzo metro da terra. Possibile. Non mi è mai capitato di cercare l’ispirazione o di perderla: scrivo quando ne ho voglia e in questi ultimi anni di più perché ci ho preso gusto a non perdere più nella memoria le mie storie e, onestamente, anche a pubblicare libri!

  • Cosa hai pubblicato fino ad ora, di cosa si tratta e dove si trovano per un eventuale acquisto. Sei in ballo con altri progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Fino ad ora ho pubblicato un po’ di cose, ti copio direttamente l’elenco che ho nella biografia,

La Locanda della Quercia Incantata nel 2013 (Acar Editore)

La Locanda della Quercia Incantata

Dada la strega delle Cornacchie nel 2014  (Acar Editore) per bambini

danielaDada la Strega delle Cornacchie

Tre miei racconti sono stati pubblicati su  altrettante antologie:

99 parole 2014

I Racconti di Cultora 2015 (Historica edizioni)

Raccontami una favola 2015

Nel 2016  ho pubblicato

Il Libro di Henneth – (GDS editrice) prequel della “Locanda…” e primo di una saga

Il Libro di HennetH

– Due miei racconti sono stati pubblicati su altrettante antologie:

Storie a colori – IV ed. Premio Nazionale Letteratura Italiana Contemporanea

Esecranda 2016 – ebook

Nel 2017 pubblicherò:

I Guerrieri della Terra (Echos editore) per ragazzi, a tema fantasy   ecologico (pagina facebook ancora non pubblicata)

La Filastrocca dei tredici folletti, una raccolta di fiabe/saggio per Echos       Editore

E poi c’è il “famoso” sito fresco fresco… per aver modo di esistere anche fuori da facebook!  Eheh…

Daniela Ferraro Sito Web

  • Immaginati tra 20 anni: scriverai ancora, a prescindere dai risultati (ovviamente spero che siano fantastici), o sarai alle prese con altre passioni? Per chi o per cosa si scrive?

– Daniela – Non è mai troppo tardi per cominciare qualcosa di nuovo…. Quindi non lo so: fra vent’anni forse comincerò a fare paracadutismo! Scherzi a parte io ho cominciato a scrivere veramente tardi perché la mia vera passione è “raccontare”: sono un bardo, un menestrello ahah… ma la memoria non sempre ci assiste e scrivere è il modo migliore per non perdermi le storie! Il tentativo di pubblicazione è stato quasi un gioco, un gioco però che ora mi piace molto perché mi sembra di raccontare le mie storie a tutti i lettori e non solo ad un gruppo di amici presenti, così, quando ricevo i commenti e sento che sono entrati, insieme a me, dentro il racconto… ne sono felice!

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Scrivo per raccontare, non per sfogarmi ma per condividere! Amo conservare i ricordi delle mie storie proprio come si conservano le fotografie in un album: e gli album, in questo caso, si chiamano “libri”! 😉

Grazie di tutto, delle tue belle domande e della tua gentilezza,

Daniela

Grazie a te, ed arrivederci nelle tue dimensioni pregne di magia e fantasia mista a realtà, Daniela.

A tutti voi, invece, sperando di avervi regalato qualche minuto di relax ed un nuovo spunto per le prossime letture, dico solo due cose: grazie e…

Alla prossima! 😉

G. Pannia

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