Se c’è una cosa che ho capito della vita è questa: il destino ama mescolare e rimescolare le carte a piacimento, con continui colpi di scena, togliendo e donando in momenti in cui tu neppure te lo aspetti. La mia avventura nel mondo virtuale è iniziata, a suo tempo, con MySpace: profilo rigorosamente viola (su questo sono di una ripetitività noiosissima), pensieri sparsi (già allora!) e tanta, tantissima musica (Myspace lo prevedeva ma essa è da sempre una parte fondamentale della mia vita). Dopo è arrivato il profilo su Facebook, poi la pagina ed ora il blog. Alcune cose si ripetono, altre evolvono, altre restano immutate.

L’intento è sempre stato quello di conoscere persone animate dai miei stessi interessi e dalle mie stesse “vocazioni”, perché di certi istinti creativi non puoi parlarne con chiunque; non tutti li conoscono, non tutti li comprendono, non tutti approvano i sacrifici con cui li piazzi in mezzo alle altre cose della vita, e non tutti trovano piacevole confrontarsi su scrittura e fantasia: al massimo apprezzano il prodotto finito (ma è una valida cosa anche quella). Di mio, sono sempre stata affascinata dall’arte e da ogni genere di artista. Nell’ambito letterario mi sento più a mio agio, amo in modo esclusivo le cose belle e di cose realmente belle, genuine, coerenti e magiche a questo mondo, ormai, se ne contano poche. Per captare il valore di una qualunque opera (ed, in generale, di una persona) penso occorra aver fatto prima “esercizio”, occorre aver incontrato, frequentato ed abbandonato lo scarso valore ed il valore superficiale. Tralasciando le esperienze negative comuni a tutti, Facebook – in combutta col destino di cui parlavo prima –  in modo inaspettato, mi ha donato amicizie strabilianti. Chi si piglia si assomiglia si dice, no? Bene… se incappi in brutte compagnie rischi male. Se incontri una bella persona (ma bella bella), quella persona diventa un tramite con ulteriori conoscenze e relazioni cariche di sorrisi, positività ed ispirazione. L’immagine in evidenza ed il titolo dell’articolo un po’ anticipano le “abilità” di colei che ho deciso di intervistare oggi. La cosa, sappiatelo, mi emoziona e rende molto fiera. In camera, a casa, ho appesa la mia personale Purple Door, accompagnata da una dolce fatina che sonnecchia senza scordare di donare polvere di magia alle mie giornate. Non scrivo di cose conosciute superficialmente, tasto prima con mano. E, fidatevi, anche questa volta siamo di fronte a tanto talento, a tanta luce.

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La mia adorata Purple Door

Antonella Turchetti realizza piccole e preziose porte delle fate; il primo approccio con il suo talento l’ho avuto così, commissionando una sua porticina. Solo dopo ho iniziato a frequentare in modo costante la sua pagina Facebook – La Filastrocchiera – e mi sono resa conto che la sua principale passione, quella di scrivere, la rende forse ancor più magica ed inimitabile: inventa filastrocche meravigliose, alcune già edite in due piccole raccolte, che piacciono ad adulti e bambini. I miei alunni hanno ascoltato ed imparato a memoria, con sommo divertimento, le rime che raccontano della poesia dell’autunno e di un simpatico omino di neve. Amano Antonella e la conosceranno sicuramente meglio, grazie alle sue simpaticissime e profonde frasi “in musica” che allieteranno il nostro anno di scuola e gli anni a venire. Ma quest’artista a tutto tondo non scrive soltanto in modo sublime, non realizza solo le porticine: costruisce anche presepi che vanno a ruba e gestisce la sua pagina virtuale con una generale magia che sprizza da tutti i post. Sul suo spazio Facebook – di cui posterò il link alla fine dell’articolo – potrete sbirciare e constatare personalmente la sua stupenda creatività.

Ma intanto, vi va di conoscerla meglio? E allora mettetevi comodi, godete delle immagini che anticipano un pochino la preziosità delle sue creazioni e leggete ciò che ha risposto alle mie semiserie domande, colme di ammirazione ed affetto.

  • Dunque, Antonella cara, non so da dove iniziare: realizzi porticine delle fate meravigliose, scrivi filastrocche stupende, adatte ai bambini con un’età compresa tra 0 e 110 anni, gestisci una pagina suggestiva, magica come poche e tutta piena di storie in versi divertentissime, hai una casa di cui occuparti ed hai pure una bella famiglia. Scusa, ma il tempo per fare tutto questo – e per farlo così bene – dove lo trovi? 😁

– Antonella – Ciao Gabry, innanzitutto grazie per avermi invitata nel tuo blog per l’intervista e grazie anche per tutti i tuoi bei complimenti (tu non puoi vedermi ma sono rossa come un peperone dall’imbarazzo); apprezzo entrambe le cose anche se non sono molto brava ad esternare i miei sentimenti. 😛 Spero davvero che tu abbia ragione riguardo alla pagina, alle filastrocche e alle porticine, e che tutto sia fatto bene. 😊 A dirti la verità il tempo proprio non lo trovo,  sono sempre incasinata (ma incasinata si può dire in un’intervista?) e spesso ho la casa un po’ sottosopra (più sotto che sopra poiché ho un laboratorio in cantina ed uno nel piano delle camere. Nel primo faccio i presepi e nel secondo le porticine, che tu conosci 😉), senza contare che ho la testa sempre per aria… ahahahahah insomma sono un disastro ambulante! Diciamo che sì, ho una famiglia meravigliosa che mi capisce e sopporta in tutte le mie invenzioni strampalate e per tutte le cose che lascio sempre in giro per casa. Per il resto da qualche anno non lavoro più, altrimenti non riuscirei veramente a gestire tutto. 🙂

  • Bene, parliamo di questo “tutto” procedendo per gradi ed iniziamo con le porticine delle fate: come mai proprio le porte? Da quando le crei e quanto tempo ci metti per farle? Quali sono i materiali che utilizzi? Hai modelli unici o le modifichi su commissione?

– Antonella – L’idea delle porticine mi è venuta quando ho letto un articolo su un paesino degli Stati Uniti, Ann Arbor, dove “improvvisamente” sono comparse ovunque porticine delle fate. Pensa che lì le hanno anche i bar, la posta, i vari negozi… ognuno ha una porticina tutta sua all’interno o all’esterno dei locali e delle abitazioni. Accanto ad ogni porta vengono lasciati regalini, dolcetti e messaggi per queste piccole creature magiche. La cosa mi è piaciuta così tanto che ho creato una prima porta per me, e quando l’ho mostrata alle amiche (perchè è all’entrata di casa mia) tutte ne hanno voluta una. Da qui è partito il resto. Per ora le realizzo in pasta polimerica ma, col tempo, mi piacerebbe riuscire a realizzarle in legno e anche in qualche resina che resista alle intemperie in modo da farle per esterni. Le mie porticine sono fatte tutte a mano, non uso stampi anche perchè cerco di mettere in ognuna un particolare diverso; diciamo che mi lascio ispirare dal momento, in genere ogni porta “sa da chi andrà” e mi dice da sola come deve essere fatta. 😛 I tempi di lavorazione variano a seconda del modello: possono richiedere mezza giornata o anche tre giorni, specie quelle con le fate perchè se una fata non vuole “arrivare”… beh, è una vera impresa modellarla! Gli esseri magici sono molto imprevedibili, e poi… per fare mezza fata ci vuole una giornata; di solito il viso è la parte più difficile perchè certe fatine non collaborano proprio!

 

  •  Lasciamo in un angolino – destinato a diventare inevitabilmente fatato – le porticine e passiamo al tuo enorme talento (un altro) con le parole. Come è nata la tua passione per le filastrocche? Da quanto tempo le scrivi? Hai mai pensato di partecipare ai Concorsi Letterari?

– Antonella – La passione per le filastrocche è nata con me, nel senso che appena sono riuscita a leggere da sola ho cominciato a cibarmi di fiabe e filastrocche, anche perchè ero una bimba timida, sognatrice e solitaria e tutte quelle avventure mi riempivano la vita. Ho cominciato a scriverle, credo, in terza o quarta elementare; è successo in occasione di un concorso proposto a scuola ed in cui si vincevano i proiettori o le enciclopedie. Adesso non ricordo se io abbia vinto quel concorso con un tema o con una poesia ma da lì in poi ho sempre scritto, per me stessa naturalmente, nel mio diario. Mai avrei pensato di trovare il coraggio di far leggere a qualcuno le mie cose. Figuriamoci se potevo concedermi di credere che potessi partecipare ai concorsi letterari! Troppo insicura per farlo… vedi ho sempre pensato di non essere abbastanza brava .. ma è una storia lunga. 😊

  • Pensavi (a torto) di non essere abbastanza brava ed intanto hai pubblicato due raccolte, una sull’autunno (che io ho ed è stupenda) ed un’altra sull’inverno (che comprerò a breve). Ho visto anche le illustrazioni e sono carinissime. Parlaci di questa tua esperienza: come è iniziata, cosa ti ha spinto a contattare un editore e quali sono stati i passi necessari per arrivare alla pubblicazione?
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Antonella in versione “magica”

– Antonella – Sì, ho pubblicato due raccolte, ma non avrei tentato questo passo se sulla mia strada non avessi incrociato un piccolo elfo magico (io la chiamo “fatina” ma lei preferisce essere un elfo); è iniziato tutto tre anni fa o poco più quando mi sono imbattuta nella pagina La biblioteca dei libri magici e nella sua admin. Con un nome così una sognatrice incallita come me non poteva non mettere il suo like, e poi si parlava di libri per bambini, di fiabe, di filastrocche, insomma una goduria. Così una sera ho racimolato il poco coraggio che avevo ed ho dato la buonanotte con una mia filastrocca. L’Admin della pagina, che ora è una mia carissima amica, mi ha chiesto se poteva usarla; poi mi ha chiesto se potevo farle una filastrocca sull’autunno, e alla fine mi ha detto “apri una pagina e scrivi un libro”. Malgrado le mie paure, grazie al suo incoraggiamento costante, ho fatto quanto consigliato. Non puoi immaginare il mio batticuore al primo post della mia paginetta: sono rimasta incollata allo schermo per un’ora a guardare i like…

Ancora mi stupisco se penso di aver realmente “pubblicato”. Il primo libro è  un’autopubblicazione perchè volevo capire se ero veramente in grado di scrivere qualcosa che piacesse a qualcuno; il secondo è stato apprezzato da un editore ma nel frattempo sono successe tante cose magiche nella mia vita, perfino l’incontro con una scrittrice di libri Fantasy con cui è nato un altro libro che verrà pubblicato presto. Insomma, le fate delle mie porticine mi accompagnano sempre facendomi conoscere persone meravigliose…. sono una donna fortunata.😊

Cosa serve per arrivare alla pubblicazione? Innanzitutto ci vuole santa pazienza, un libro ben scritto, una presentazione ordinata e fatta per benino (questo me lo ha insegnato la mia amica Daniela Ferraro Pozzer che è la scrittrice di libri fantasy di cui ti dicevo prima) e poi penso che anche un po’ di fortuna non guasti; bisogna mandare a tutti gli editori il tuo manoscritto e pregare gli dei del cielo affinché qualcuno di loro lo legga. 😉 Scherzo, davvero non lo so come si faccia. Io personalmente penso di essere stata fortunata, ho le fate dalla mia…

  • E dato che la Magia ti assiste (ma tranquilla che non si pubblica solo con la magia), stai già pensando di realizzare altre raccolte? Su Facebook hai trovato un’amica che ti ha spinta ad inseguire concretamente la tua passione, ma quanto aiuta l’esperienza “virtuale” nel farsi conoscere come filastrocchiera tra i lettori?

– Antonella – Sì, sto pensando ad altre raccolte e forse a qualche racconto (sempre colpa della mia amica Daniela e dell’elfo della biblioteca 😉); qualche idea c’è ma per ora sono concentrata sul prossimo libro; in seguito vedrò, non voglio fare le cose in fretta che poi vengono male…

Facebook aiuta tantissimo, a me è stato utile soprattutto sul piano personale, per acquistare sicurezza. Tutti quei like sulle cose che scrivi ti danno una gran botta di autostima; certo che avere una pagina è anche un gran lavoro, tutta la ricerca di testi e immagini inerenti a quello che senti tu è un lavoraccio, devi combinare il testo con l’immagine in modo che dia un bell’effetto e abbia un senso. Insomma, non è un “vado lì, butto due righe e metto due disegni”. Per molte di noi admin c’è tutto un gran lavoro di pazienza ed impegno dietro, lo sai bene anche tu. 😊

  • Farsi conoscere tramite i social network, l’ho già detto, vuol dire pure farsi “copiare” da altri utenti/autori. Ti è mai successo di leggere filastrocche che sembravano molte simili alle tue? Come hai reagito? Com’è finita?

Antonella – È vero, mi è successo di leggere filastrocche mooolto somiglianti alle mie; all’inizio mi incavolavo ma poi ho pensato che se ti copiano non sei veramente malaccio, no? Anche se devo confessarti che se fossi qualcun altro e proprio dovessi copiare, non copierei di certo da me, ma da Tognolini o Piumini o  Giarratana… insomma, dai filastrocchieri grandi davvero. Ogni tanto penso a quante filastrocche somiglieranno le mie e mi viene l’angoscia…

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  • Quindi, sintetizziamo: le filastrocche, le porticine ed i presepi (che io ho visto solo grazie a questa intervista ma che già sto valutando come acquisto obbligatorio per il prossimo Natale) servono per dar sfogo ad estro, fantasia, magia e passione. E la pagina su Facebook, invece? Cos’è diventata per te  e quale ritieni sia la sua funzione dall’apertura “consigliata” fino ad oggi?

– Antonella – Aprire la pagina è stato per me come creare il posto dove poter sognare, come facevo da bambina quando mi immergevo nei  libri e nelle filastrocche; è come volare via, lasciandosi per un momento tutto alle spalle. Ecco, quando ho aperto la pagina ho cercato di plasmare un mondo in cui tutto fosse piccino e dolce, dove ci si potesse sentire bambini e ritornare ai ricordi belli. Un posto dove l’anima potesse riposarsi un pochino dalle brutture del reale e tornare innocente come da piccoli, un posto per i ricordi. Ma quello che non mi aspettavo è che la gente ne avesse bisogno. Non immagini nemmeno quante persone mi scrivono per ringraziarmi del dono di una filastrocca che raccontava loro la nonna o la mamma. I giorni lontani in cui andavano a scuola, i ricordi d’infanzia col loro sapore dolce. Io dico sempre che le fiabe sono meravigliose, sono torte sontuose che uno si gusta a fette, ma le filastrocche, le povere e sconosciute filastrocche, così piccine e così semplici… beh, quelle per me sono gli zuccherini per l’anima. Sono loro che portano i ricordi lontani. Io ai miei figli le ho sempre lette, e ancora oggi loro le ricordano con piacere; spero che le filastrocche non si perdano mai. La cosa più bella, però, è accaduta quando una mamma mi ha scritto che lei e la sua bambina, ogni sera, prima di dormire recitano la mia filastrocca della buonanotte. Cioè, ti rendi conto? È un rito di vicinanza fra mamma e figlia a cui la mia piccola filastrocca prende parte, una cosa che per tutta la vita quella bimba si porterà dentro e magari da grande riproporrà ai suoi stessi figli, in una catena infinita di figli e genitori, una catena di piccole maglie d’amore e ricordi a cui la mia filastrocca si è unita come fosse un legame magico. Non è una cosa bellissima? Per me lo è perchè il pensiero di quella mamma e quella bimba che ogni sera ripetono insieme quel rincorrersi di parole ordinate in rima dalla sottoscritta è la cosa più commovente che io riesca ad immaginare.

“BUONANOTTE A TUTTI QUANTI”

Buona notte a tutti quanti,

che sian Nani oppur Giganti

che sian Gnomi oppur Folletti

oppur Orchi a denti stretti.

Buona notte a Elfi e Fate,

con le loro ali dorate;

buona notte a Streghe e Maghi,

buona notte a Druidi e Draghi.

Buona notte ai Troll silenti,

grandi grossi e puzzolenti

buona notte ai Lepricani,

alle Veela ed ai Babbani,

buona notte a chi non c’è,

buona notte a te e a me.

– Antonella Turchetti – 

  • Hai ragione, è una cosa meravigliosa! 💜 Ma, ora, facciamoci un po’ sagge, diamo qualche lezione di Nirvana con il Buddha in fila indiana e per tutti un’ora d’aria, di gloria (questa canzone non mi esce più dalla testa :P): affacciati dalla finestra del mondo incantato della Filastrocchiera. Cosa vedi nel virtuale e cosa nella vita vera che ti preoccupa, spaventa, irrita e ti fa ancora sperare?

– Antonella – Per virtuale intendi il web o la fantasia? Perchè del web mi spaventa la solitudine; siamo tutti soli di fronte ad una tastiera, in cerca di anime affini, e spesso dimentichiamo di cercare la relazione autentica con le persone che incontriamo realmente ogni giorno. Questo è spaventoso e anche molto triste perché, andando avanti e magari finendo con l’impegnarsi soltanto nel finto, si perde il contatto umano, quello vero, fatto anche di abbracci, di carezze, di lacrime e di vicinanza fisica. Penso che il virtuale – se abusato o male usato – ci renda più fragili, più freddi e più poveri dentro perchè, se è vero che le persone reali ti espongono al rischio di ferite e dolori, esse ti danno anche un bagaglio di esperienze che servirà a costruire la tua personalità e la tua sensibilità. Senza sofferenza non può esserci empatia e senza empatia non può esserci pietà. Senza pietà il mondo è perso… questa cosa mi preoccupa perché poi fare del male o del bullismo virtuale diventa eccessivamente facile, quasi come se fossimo in un videogioco. Cosa mi fa sperare? I bambini, i bambini mi fanno sperare sempre; se sapremo regalare ai bambini i sogni e la sensibilità giusta, saranno degli adulti meravigliosi che potranno cambiare il mondo. La vedo dura ma sono una sognatrice di professione, quindi sogno per piacere e per dovere.

Quello che mi irrita? Beh, ci sono tante cose che mi irritano ma non voglio diventare noiosa, quindi lascio stare. 😉 Comunque dico che, in generale, i furbetti di qualunque contesto mi irritano molto.

  •  Le fate vivono in una dimensione senza tempo, in un certo senso sono avvantaggiate, ma secondo te il mondo che considerazione ha del tempo, della Storia, del presente e del futuro? Si evade tra le rime e nella fantasia per trovare la forza di affrontare il vero oppure perché nel vero s’è persa ormai ogni fiducia?
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La prima raccolta di Antonella, pubblicata su Amazon

– Antonella – Caspita che domandone! 😛 Io sono una povera, umile filastrocchiera, queste sono domande per un sociologo coi fiocchi… ahahhah. Non so che considerazione abbia il mondo della Storia  e del tempo, faccio fatica perfino a sapere che considerazione ne ho io, sono cose tanto soggettive che è difficile rispondere senza diventare presuntuosi. 😉 Però sì! Nelle rime si evade per trovare la forza di affrontare il vero. E le filastrocche, soprattutto, sono magiche; in esse si depositano i ricordi. Il ricordo del bacio della mamma, della carezza del papà, della voce lenta della nonna mentre ci recitava le stesse parole che ora noi rileggiamo. Certe rime sono viaggi a ritroso nel tempo, ti portano alla dolcezza di certi momenti, ad un particolare profumo o stato d’animo, all’amore che ci è stato donato. Esse sono balsami per il cuore che spesso si scontra con una realtà poco umana. Credo che questi viaggi nella fantasia e nei ricordi diano la possibilità di affrontare meglio la vita vera, ci danno la speranza che l’amore e la dolcezza non siano spariti del tutto, che del buono c’è ancora, che domani può essere migliore. Senza l’evasione nella fantasia e nella speranza cosa rimane? Certo, dev’essere un’evasione, un momento per ricaricarsi e tornare nel mondo più forti, eh! Perché poi, là fuori, nel mondo reale, ci vogliono i controcosi per sopravvivere e bisogna essere arcirealisti…

  •  Concordo al 100%. Ora concludiamo con un compitino tutto per te, riordina a seconda dell’importanza: affetti, passioni, radici, vantaggi, ispirazione, solidarietà, fermezza, coerenza.
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La seconda raccolta, edita da Morlecchi Editore

– Antonella – Affetti: senza affetti siamo involucri vuoti che viaggiano per il mondo senza scopo e spariranno dal mondo senza lasciare segno. Radici: le radici sono importanti perchè ci ancorano alla terra e ci impediscono di essere soffiati via dai venti della vita, ci danno appartenenza e sicurezza di noi stessi. Coerenza: una persona coerente è una persona di cui ci si può fidare, i voltagabbana non mi sono mai piaciuti 😛. Solidarietà: perchè un mondo privo di solidarietà è un mondo orribile dove non credo vorrei e potrei vivere. Passioni: beh dai, senza una passione che ti scaldi il cuore che razza di vita sarebbe? Star lì a lavorare, mangiare, respirare e basta? Ci vuole passione per vivere, assolutamente! Ispirazione: senza estro, idee ed impulsi sani sarebbe una brutta e triste vita da automi… quindi viva l’ispirazione (fra l’altro senza di essa, sai quante cose meravigliose si sarebbe perso il mondo?). Fermezza: perché nella vita una certa tempra ci vuole e bisogna anche avere dei princìpi su cui non si transige, ad esempio l’onestà. Vantaggi: ultimi, perché i vantaggi non sono molto importanti, secondo me. Certe cose si fanno per il piacere di farle, non devono sempre e per forza portare un vantaggio, se non quello di renderci felici.

Invitando chi ha avuto il piacere di leggere a venire a seguirti sulla tua stupenda pagina e tra le tue magiche creazioni, chiudiamo in bellezza: due o tre rime come solo tu sai fare su questa breve ed affettuosa intervista… ma, prima, tutti i link attraverso i quali chi ti apprezza possa entrare in contatto con te o acquistare le tue raccolte! ❤

 

La Filastrocchiera – Pagina Facebook

Vento d’Autunno – La raccolta

Re Inverno – La raccolta

Re Inverno – link diretto al sito Morlecchi Editore

“UN MONDO DI PAROLE”

Viviamo in un mondo di tante parole,

parole allegre,  parole tristi,

parole per dire quel che si vuole,

parole per luoghi sognati e mai visti.

Abbiam parole per ridere e amare,

che stan nascoste nel nostro petto,

 quelle per piangere e per cantare,

e quelle dolci come un confetto.

Alcune son piccole con dentro sogni,

certe son giovani, certe son vecchie,

certe son grandi con rabbie e bisogni,

altre ti fanno arrossire le orecchie.

 Prendi parole e falle ballare,

 metti una rima che fila e che cuce

 la filastrocca comincia a brillare

come una stella piena di luce.

Prendi parole e fanne un bel gioco

Un sogno lungo di risa e saltelli

Non è difficile, ti basta poco 

 E i giorni brutti diventano belli.

Prendi parole e coloraci il mondo

Trova la rima dai provaci su

Cerca nel cuore, guardaci a fondo

 la filastrocca puoi scriverla tu.

 – Antonella Turchetti –


Eccoci arrivati alla fine, cos’altro aggiungere? Soddisfatti dell’intervista? Non trovate spettacolari queste due filastrocche? Spero di sì! Andate a trovare Antonella, non ve ne pentirete… questo è stato solo un assaggio.

Buon sabato e…

alla prossima! 😉

(G. Pannia)

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