L’intervista di oggi l’ho fatta ad una giovane donna sarda che dei giovani racconta i tratti più caratteristici in questo nostro tempo attuale: bellezza e voglia di fare, cultura ma difficoltà ad imboccare un adeguato e meritato iter professionale.

Se una volta studiare fino a conseguire il più alto traguardo – la laurea – era il privilegio di pochi, oggi quel traguardo è l’obiettivo di alcuni perché, inutile negarlo, il famoso “pezzo di carta” spesso (troppo spesso) non ripaga dei tantissimi sacrifici affrontati.

Ovviamente, non sto qui a giustificare chi ha superato da tempo la fase “teen” ma ancora se ne resta a casa di mamma e papà senza neppure provare a camminare da solo/a (con un qualunque impiego dignitoso); parlo, piuttosto, di coloro che un corso di studi – con sacrifici annessi – l’hanno scelto, affrontato e portato a termine ma, ahimè, una volta pronti ad entrare nel mondo del lavoro, si son visti chiudere in faccia tutte le porte. Comprendo la delusione e condivido la rabbia; capisco anche i loro sfoghi quando affermano “se tornassi indietro farei altre scelte o andrei subito a lavorare”.

La Cultura ci rende liberi, sempre e comunque: mai metterla in secondo piano, mai ridicolizzarla.

Il problema è che ci si “accultura” anche per garantirsi uno stipendio a fine mese e questo, purtroppo, oggi come oggi è per molti (criminalmente) una chimera. Dai giovani ci si aspetta di tutto e contro di loro si è subito pronti a puntare il dito, non è così? Poi, però, nessuno si chiede cosa venga dato loro concretamente (in termini non solo lavorativi ma anche educativi e sociali; in fatto di “esempi”) e nessuno si chiede chi “vincerebbe” se a puntare il dito fossero proprio i giovani. Tutti, secondo me, dovremmo farci un esamino di coscienza ed iniziare a coltivare su di un terreno sociale, economico e morale che sia realmente ospitale per chi lo affronta oggi e per chi lo affronterà domani.

Ma oltre tutto questo discorso serio ed intricato, voglio celebrare il positivo: il carattere che non si scoraggia, le idee nuove che arrivano improvvise e ci sembrano sin da subito scialuppe di salvataggio, l’entusiasmo con cui si partoriscono progetti, la tenacia con cui li si affronta anche quando, intorno, è tutto uno scoraggiare di propositi e speranze.

Certo, non tutte le ciambelle escono con il buco, il più delle volte si va incontro a cocentissime delusioni, ma ai giovani avete tolto il futuro (e trovo vostro unico dovere rimediare al più presto), lasciate almeno che inventino, che sognino e che sperimentino. Le cose migliori sono nate con questo tipo di atteggiamento.

Francesca ha scelto un corso di studi molto, molto affascinante: Archeologia. Talmente mi interessano gli argomenti che ha studiato lei che, in un’altra vita ed in una realtà più giusta, potrei scegliere di seguire la stessa strada anch’io. In attesa di un impiego in questo settore, è diventata una Cappellaia Matta su Facebook. In che senso? Bè, ha una bottega in cui dipinge, cuce e realizza cose. Cose molto carine, sfiziose, create e vendute – grazie ad Etsy – in tutto il mondo.

Volete conoscerla meglio? Allora venite qui con noi, prendete un tè, partecipate alla nostra seria e simpatica chiacchierata.

  • Dai, siamo coetanee (più o meno) iniziamo senza “ansia da prestazione” (mia e tua): perché Bottega? Perché Cappellaia Matta? Perché Facebook?

– Francesca – Più che ansia da prestazione sono un po’ emozionata perché è la prima intervista in 33 anni… ma Let’s do it.

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Francesca

Perché Bottega? Quando ho aperto la pagina, mi ricordo che era luglio del 2012, facevo bigiotteria per tenermi occupata nei momenti liberi dallo studio, e stavo bighellonando su FB quando è scattata la molla “Perché non aprire una pagina… cosi, per divertimento”; mentre compilavo i campi pensavo al fatto di volere un nome ad effetto. “La Bottega” mi è subito piaciuto perché mi dava l’idea di un ambiente accogliente e tranquillo.

Perché “Cappellaia Matta”? Eheh… trovo che il personaggio del Cappellaio Matto un po’ mi somigli, fuori dagli schemi come me; adoro i cilindri; faccio collezione di tazze e tazzine, anche se sono un po’ ferma per mancanza di spazio. Adoro i servizi da tè e mi piace avere tutti i giorni un’oretta per “il rito del the pomeridiano” (per la cronaca bevo solo tè verde, gli infusi e le tisane) e cosi Cappellaio Matto sia, solo al femminile!

Perché Facebook? Perché quando ho aperto la pagina era l’unico social network su cui ero iscritta; all’epoca, ripeto, stavo ancora studiando ed impegnarmi anche in altre cose tipo siti web o blog mi avrebbe portato via troppo tempo, specialmente perché lo facevo per divertimento; ma siccome mi hanno detto che sono troppo poco social (ed è verissimo!!) adesso sono anche su Instagram e su Etsy! 😛 Ho aperto bottega anche lì, a settembre, e continuo ad usare la pagina di fb come vetrina per far vedere cosa sto progettando o anche solo per pubblicare foto e link attinenti il Paese delle Meraviglie, Bianconigli, Lepri marzoline, tazze e teiere e altre cose bellerrime!

  • Cosa fai nella vita, quali sono le tue passioni… quando – cosa importantissima – potrò venire a trovarti nella stupenda Sardegna?

– Francesca – In Sardegna puoi venirci quando vuoi, ti farò da cicerone personale. 😉 Cosa faccio nella vita? Eheh, al momento sono in cerca di lavoro, o meglio, sto cercando di crearmelo da sola.

Ho studiato Archelogia perché ero in fissa con l’Egitto fin da bambina e volevo diventare un’egittologa, poi – un po’ perché piano piano hanno chiuso i corsi di egittologia, un po’ perché crescendo mi è venuto il terrore dei posti piccoli e stretti – ho scelto di restare in Sardegna ed ho studiato Archeologia della Sardegna.

Ho un Master Internazionale e sono Guida Turistica Regionale, ma siccome non si trova lavoro né con l’uno né con l’altro (il Master non fornisce punteggio nei concorsi e il lavoro di Guida ti consente di mangiare solo per tot mesi all’anno), prima di pensare all’espatrio come suggeriscono tutti, sto provando a crearmi qualcosa unendo entrambi, ed è una strada lunga, difficile e in salita ma devo pur provarci… sennò aveva ragione mio nonno che quando era ancora in forze, sapendo che mi ero iscritta in Archeologia, ogni volta che andavo a salutarlo mi diceva: “tu dovevi fare l’avvocato; quelli sì che fanno soldi”; in realtà dubito fortemente che sarei stata brava come avvocato perché non mi piace parlare in pubblico, preferisco stare in silenzio piuttosto che esporre le mie opinioni personali su qualsiasi argomento; le interviste come questa sono un’eccezione piacevole.

Quando mi guardo indietro penso sempre che l’Archeologia è una scelta che rifarei perché nonostante non stia lavorando in quel campo ho potuto studiare, vedere e toccare con mano cose che non a tutti è permesso, ho potuto fare scavi estremamente interessanti, acquisire una conoscenza della mia terra in primis, e una visione del mondo che difficilmente avrei potuto farmi prendendo altre strade. Purtroppo il momento è veramente pessimo, sento continuamente di “colleghi” (io li chiamo colleghi ma loro magari hanno proseguito con le specializzazioni mentre io mi sono fermata al Master) che lavorano per tre quattro mesi e poi sono nuovamente a casa, o di altri che hanno preso strade completamente diverse, abbandonando l’archeologia. È veramente angosciante… penso che se non ti costruisci qualcosa tu, non ti assume nessuno, ormai è assodato…a meno che tu non lo faccia gratis, allora sì, mille porte aperte.

Ma basta con il pippone, passiamo ad altro…quali sono le mie passioni?

Da circa un anno la mia passione riguarda l’handmade, il lavoro con le mani, hashtag cucito creativo, hashtag disegno, hashtag made with love.

E’ stato un iter un po’ lungo perché mi è sempre piaciuto disegnare, ma l’ho praticato poco perché studiavo, mentre questa cosa del cucito è rimasta latente per diversi anni, a partire dall’adolescenza; era lì, in un angolino del cervello, pronta per venire fuori al momento giusto, ed il momento giusto è arrivato.

Ho una regola, che rispecchia un po’ il mio essere: creare qualcosa che mi distingua dagli altri e che distingue chi sceglie me dagli altri anche con un solo particolare, qualcosa che gli altri non hanno o non fanno, e la combinazione cucito più pittura mi permette di sbizzarrirmi e di divertirmi.

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  • Quanto tempo dedichi all’attività che sponsorizzi sulla tua pagina, è un lavoro o un hobby di cui ti occupi nei momenti liberi?

– Francesca – L’attività della pagina è una vetrina, non è sponsorizzata, e il negozio online è un passatempo, un hobby, anche se occupa il 70% della giornata: sono casinista, ho il cervello che pensa a quindicimila cose da fare, magari inizio una cosa, poi mi viene in mente che devo aggiungere quella cosa a quell’altra ma devo finirne altre due, e quindi mi ritrovo a farne cinque, sei insieme; le 24 ore non mi bastano mai e alla fine della giornata è come se fosse esplosa una bomba nella stanza concludendo un decimo di quello che mi ero prefissata.

Non è sponsorizzata perché essendo un hobby non avrebbe senso…magari appena il negozio Etsy decolla un attimino posso pensarci, ma al momento non ne sento la necessità, mi vanno bene i like e le persone che mi seguono, pochi (che poi non sono pochi) ma buoni.

  • Qual è il luogo più lontano dal quale è stata commissionata una tua creazione?

– Francesca – Mi è capitato di spedire in America recentemente, sempre con Etsy. 😀 Ho aperto da pochissimo e quindi ho anche spedito poco, però mi ritengo molto molto fortunata perché pur essendo fresco fresco di apertura, ho già fatto tre vendite da settembre, e non è da tutti; certo, c’è anche chi ha fatto il botto a neanche un mese dall’apertura, ma so di ragazzi che sono rimasti fermi per diverso tempo. Mi ritengo molto fortunata e non posso lamentarmi….

  • Qual è stato il complimento più bello che ti è stato fatto fino ad ora?

– Francesca – Il complimento più bello è quando mi ricontattano perché sono soddisfatti di ciò che hanno comprato, o quando leggo i feedback positivi; negativi non ne ho ancora ricevuti e sto lavorando per non averne. 😀

  • Il lavoro vale il risultato o in mezzo c’è anche lo zampino della passione (e della pazienza) che ci metti, nonostante tutto?

GetFileAttachment– Francesca – In questo campo, parlo dell’handmade, se non hai pazienza e passione non vai avanti; per quanto brava\o puoi essere (e ne conosco tanti, che fanno cose veramente belle) devi crederci in primis tu, lavorare tutti i giorni per migliorarti, imparare dagli errori e dalle critiche che ricevi e trasformare tutto in qualcosa di positivo; ed è dura, cavolo, perché non solo devi fare un lavoro di autostima tutti i giorni ma devi fare i conti anche con chi dice che non ne vale la pena, che tanto lo fanno tutti, perché tu dovresti essere diversa\o, e altre di queste amenità; la nota “positiva” è che i ragazzi e le persone in generale, che si dedicano a questo settore, che sono tantissime, ricevono o hanno ricevuto, le stesse critiche, quindi nella tristezza del momento mi rallegro a pensare che non sono l’unica (:D) e che dobbiamo sostenerci a vicenda, nella grandissima comunità dell’handmade.

Ho imparato che quando tutto diventa nero, è il momento di fermarti, far riposare il cervello e ricaricarti, perché, almeno a me, se non sono concentrata e sto pensando ad altro, mi escono delle schifezze spaziali, devo chiudere bottega e fare altro, poi magari dopo qualche giorno mi arrivano messaggi ultra positivi, di persone che apprezzano il lavoro e mi dicono che sono contente di quello che hanno comprato… e BUUUUM, a quel punto so che “il gioco vale la candela”, che in fondo qualcosa di buono lo sto facendo e ritorna l’entusiasmo… sembra quasi che il mondo faccia meno schifo di quello che è tutti i giorni.

  • Vorresti trasformare questa tua attività in un negozietto vero e proprio, caratteristico e tutto ispirato al fantastico Paese delle Meraviglie? C’è già un progetto su questo?

– Francesca – Magari, sarebbe bellissimo *.* ho già predisposto tutto nel mio cervellino bacato, ma al momento un vero e reale progetto non esiste perchè vorrei provare come detto prima a sfruttare i miei studi e fare qualcosa in campo archeologico, che spero vada bene; se poi, sfiga vuole, che dovesse andare male, ho comunque questo hobby come piano di riserva; ma a quel punto dovrei mettermi sotto e lavorare seriamente e non sarebbe una passeggiata; in ogni caso una cosa non esclude l’altra, se trovo il modo di farle entrambe, ben venga.

Ammiro tantissimo le persone che investono tutto, magari lasciano un posto di lavoro avviato e sicuro, per aprire delle piccole realtà artigianali; ci vuole tantissimo coraggio e una certa dose di cuBo, di questi tempi. Ma se ce la fanno loro, perché non potrei farcela anche io? In fondo non ho nulla da perdere…mi manca il capitale per iniziare, ma quello è un dettaglio irrilevante (ovviamente sono sarcastica :D).

Ogni tanto mi faccio dei film mentali assurdi, guardo mobili supercarini da mettere nel mio negozio immaginario, prendo nota di locali in vendita che ovviamente non chiamerò mai, e dispongo già tutto negli scaffali immaginari…hai capito perché ho deciso di chiamarmi “Cappellaia Matta” ?! 😀

  •  Bé, ma tanto normale non lo sono neppure io, che credi? 😀 Comunque la prossima domanda non è questa. Cucivi e vendevi le tue creaturine di stoffa anche prima di Facebook? Quanto questo social ti è stato utile nella ricerca di nuovi clienti?

– Francesca – No, ho iniziato a cucire solamente dall’anno scorso, dopo che mi è stato regalato un corso trimestrale di cucito.

Mi sono iscritta perché mi ero interstardita che dovevo assolutamente imparare a cucire vestiti da me perché non trovo mai nulla che mi vada bene, le cose in commercio o non mi stanno o sono da riprendere; alla fine ho imparato poco o nulla e di sicuro non a fare vestiti, ma davano la macchina da cucire e quindi almeno un risultato l’ho ottenuto. Per il resto ho cominciato a provare, un po’ comprando libri e riviste, un po’ guardando tutorial, e piano piano sto imparando, ovviamente faccio due errori e un passo in avanti ma siccome si impara dagli errori, sto crescendo un pochino tutti i giorni; uno dei miei obiettivi esistenziali, di primaria importanza, è ancora imparare a farmi vestiti…

Quanto mi è stato utile? Poco; all’inizio è stata dura. All’epoca facevo bigiotteria e mi ricordo che è stata calma piatta, ma di un piattume allucinante, fino a che la pagina de i Druidi e le creature del bosco, non ha condiviso una mia foto nella sua pagina…da lì la svolta, giuro…da quel giorno ho avuto tanti like e ho potuto conoscere belle persone e altri creativi; è stato come quando entra il maestrale dopo giorni e giorni di levante caldissimo (e chi vive in Sardegna sa di cosa parlo 😉) cresce piano piano ma cresce, ripeto, non sono interessata ad avere migliaia di like, anche perché fb limita parecchio la visibilità dei post a meno che non sponsorizzi ma mi sta bene anche cosi…

Druidi e le creature del bosco, ancora. La pagina meravigliosa (perché meravigliosa è la sua admin) che, tramite la mia Purple Soul, ha portato un sacco di magia e molte persone magiche nella mia vita, Francesca inclusa. Venite a trovarci tutte, no? Potremmo regalare anche a voi una manciata di polverina luminosa.

Intanto vi lascio i link utili per mettersi in contatto con la mia Cappellaia preferita: quello della sua Pagina Facebook e quello del suo negozio Etsy

La Bottega della Cappellaia Matta

La Bottega della Cappellaia Matta – Negozio Etsy

Alla prossima! 😉

(G. Pannia)

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