Alzi la mano chi, tra tutti voi, non è stato assalito da un incontenibile monito di delusione ogni volta che, avendo già letto ed amato un libro, ha fatto l’azzardato passo di andare a guardarne la trasposizione cinematografica; magari non sarà proprio successo ogni volta – Tolkien e le sue opere sono, almeno per la sottoscritta, una consolante eccezione  – ma nella maggior parte dei casi, ahimè, è così.

Un libro, specie un libro che piace, diventa nostro e smette d’essere di chi l’ha scritto:  tutto viene raccontato e descritto in un modo, ma ciascuno se lo disegna in testa a seconda della personalità, delle esperienze e delle emozioni che lo caratterizzano; i protagonisti, i luoghi ed il resto, sono ben definiti in chi ci propone una storia e spesso ben presentati – quando viene fatto – ma un personaggio immaginato da un lettore non sarà mai uguale allo stesso immaginato da cento altre persone. 

Fatto il danno, visto il film e passato qualche giorno, della “brutta riuscita” – che, ribadisco, non è brutta proprio sempre – riusciamo a farcene una ragione: nella nostra testa tutto torna come abbiamo immaginato, e si va avanti con altre avventure letterarie.

Ciò è possibile perché sì, la storia cattura, ma la storia scritta ci rende partecipi in modo unico e diverso, ci consente di diventare – a nostra volta – protagonisti, truccatori, costumisti, fisionomisti e registi di tutte le vicende presenti in ciò che stiamo divorando.

Nel bene e nel male, questo è uno dei poteri più incredibili della lettura, e se mi sento personalmente contraria ad ogni sorta di mera copiatura e “riscrittura” di storie già esistenti, magari famose, perché lo ritengo – in ogni caso – un appropriarsi di qualcosa che appartiene ad altri, lo stesso non posso dire sulle rivisitazioni per Picture book, attuate per facilitare l’inserimento di un testo classico all’interno di un libro illustrato. 

Si diventa molto più “clementi” quando la storia non viene copiata, stravolta, riscritta e proposta in una nuova versione, o quando la stessa non subisce eccessivamente le rivoluzioni imposte dalla politica e dai tempi cinematografici. Di fronte alle illustrazioni – di storie medio/lunghe, in particolar modo di racconti fantastici – ci poniamo con meno severità e più spirito di accoglimento. L’entusiasmo e la curiosità si fanno importanti, e quando il risultato è veramente speciale non possiamo che apprezzare ed elogiare, facendo posto allo stesso dentro di noi, in mezzo a tutte le immagini care all’infanzia o partorite dalla nostra stessa fantasia. 

Un’opera disegnata seguendo il filo logico della trama, anche quando riprende e mostra in altre vesti i protagonisti di fiabe che ci hanno accompagnati – e sempre ci accompagneranno – sin da bambini, se frutto di talento genuino, può assolutamente diventare qualcosa di molto valido, bello quanto il capolavoro originario – quello approvato in toto dal suo legittimo creatore – o, addirittura, ancora più stimolante.

Michelangelo Rossato è un giovane artista che sta ottenendo un notevole e meritato successo, non solo in Italia: i suoi libri La Sirenetta (Edizioni ARKA) e Biancaneve (Il Gioco di Leggere Edizioni), lontani dai ricordi “classici” che di queste care storie tutti noi conserviamo, sono innegabilmente affascinanti, particolari; hanno, secondo me, qualcosa di spirituale.

Mi sono imbattuta sulla sua pagina Facebook su consiglio di un’amica ed è stato immediatamente colpo di fulmine. Tutto sembra magico, sospeso tra il modo in cui lo ricordiamo ed il modo – stupendo – in cui non abbiamo mai osato immaginarlo.

La trama non cambia, il senso non cambia… ma il fascino è molto diverso. Ed è un fascino concreto.

Volete saperne di più e conoscere meglio questo giovane e talentuoso artista? Allora ecco a voi una carrellata di sue magnifiche illustrazioni, seguita da una serie di mie domande e dalle sue gentili ed interessantissime risposte.

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  • Iniziamo con una presentazione totalmente libera, decidi tu cosa dire e poi parlaci della tua giornata tipo, delle passioni e degli hobbies che coltivi oltre al disegno.

 

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Michelangelo

Michelangelo – Ciao a tutte e a tutti. Mi chiamo Michelangelo Rossato e sono un illustratore italiano.

Mi occupo anche di attività didattiche rivolte a piccoli e grandi all’interno di scuole, librerie, festival del libro e biblioteche. Tengo anche dei corsi per adulti che vogliono avvicinarsi al mondo dei picture book.

Nel mio tempo libero amo leggere e studiare,  soprattutto saggistica, fare lunghe passeggiate nella natura o in città, magari ascoltando della buona musica.

Sono originario della provincia di Venezia.

  • Le fiabe hanno origini antichissime, potremmo dire che sono nate con l’uomo oppure potremmo esagerare, affermando che sono addirittura precedenti all’uomo poiché i primi ominidi hanno affidato il loro destino ad “esseri divini” disegnati dall’inconscio, immaginati come cataclismi dotati di volontà o abitanti superiori di luoghi e tempi eterni, primordiali. Le storie ce le siamo sempre raccontate, quindi. Tu come ti poni di fronte a tutto questo: erano e sono “conoscenze” che ci portiamo dietro da un’esistenza precedente alla vita terrena, ingabbiate, limitate e confuse dalla materia e per questo incomplete, o sono qualcosa di meno mistico, fortemente legato al terrore che proviamo di fronte all’ignoto, al dolore e alla morte?

Michelangelo – Non tutte le fiabe sono uguali, anzi. Ci sono fiabe che non hanno nulla a che fare con il nostro passato arcaico. Le fiabe d’autore, come quelle di Andersen (che le ha scritte di suo pugno) attingono dalla sua vita personale. Una fiaba come La Sirenetta (che quest’anno compie 180 anni), non ci parla di iniziazioni o paure ancestrali, bensì dell’anima e delle emozioni umane così come le ha percepite il suo autore. Fiabe come queste possono farci riflettere, commuovere,  far pensare piccoli e grandi, nella storia della sirenetta è possibile immedesimarsi con molta facilità.  Altre fiabe invece, come tu dici, sono antichissime. Biancaneve ad esempio, è una fiaba che, probabilmente, rispecchia antichi riti di società matriarcali neolitiche. “Molte cose belle sono andate perdute” scrivevano i fratellli Grimm, che raccolsero moltissimi racconti tradizionali fino ad allora tramandati solo oralmente. Certamente le fiabe popolari sono pregne di elementi archetipici: dietro ad ogni strega, ad ogni fata o eroina, c’è riflesso il volto di antiche divinità femminili della vita e della morte.

  • Prendi una credenza religiosa qualsiasi (quella che preferisci, proveniente da qualunque luogo della terra) e mettila a confronto con una storia. Quali sono, secondo te, i punti in comune e quelli che distinguono la prima dalla seconda? Ma c’è sempre una morale?

GetFileAttachment(46)Michelangelo – Le fiabe popolari sono racconti di riti dimenticati: finito il tempo del rito, rimane il racconto di quel rito, come spiega Propp nel suo “Le origini dei racconti di magia“. Il racconto del rito viene raccontato per secoli, i simboli ormai incomprensibili vengono sostituiti con simboli più comprensibili. Quindi i legami con antiche religioni spesso sono nascosti, non leggibili immediatamente, e quasi tutti hanno a che fare con l’iniziazione. Biancaneve può essere letta, ad esempio, come un racconto d’iniziazione ma anche come racconto simbolico delle fasi lunari (bianca, rossa, nera).

Ma non credo che le fiabe popolari abbiano una “morale” (cosa più tipica della favola). La morale e l’interpretazione psicologica delle fiabe popolari è stata data molti secoli dopo,  come quella celeberrima di Bettelheim, ma esse non sono nate per insegnare qualcosa o parlarci dei nostri problemi psichici.

Le fiabe d’autore, invece, possono coinvolgerci profondamente e a volte farci riflettere su sentimenti, emozioni; possono avere una morale, o, mio parere, la loro morale può cambiare in base a chi la legge. La Sirenetta in fondo (come spiega Maria Grazia Crema nel suo “Il riscatto della sirenetta”), parla di un “io sacerdotale”: quando ci abbandoniamo ad un amour fou, tramutiamo noi stessi in vittime sacrificali, innalziamo l’altro e l’amore stesso come  fossere delle “divinità” per le quali dobbiamo soffrire. Un sacrificio che ci fa sentire vivi.

  • Il tuo modo di illustrare le grandi fiabe è particolare, suggestivo, quasi “ipnotico”. Da dove derivano le tue scelte stilistiche: cosa ti ispira, cosa c’è di studiato e di voluto? A quali culture fanno riferimento i tuoi modi di rappresentare i personaggi, i luoghi, i momenti diversi di ogni singola storia?

Michelangelo – Tutto è studiato e voluto, nel senso che tutte le illustrazioni sono frutto di un lungo studio, prima teorico, poi di composizione, colore, tecnica e narrazione. Fare un libro illustrato può implicare anche un anno di lavoro. Sono influenzato da tante cose che mi piacciono ovviamente. Amo, ad esempio, le atmosfere teatrali, scenografiche.

GetFileAttachment(64)Ho avuto dei grandi maestri illustratori che mi hanno influenzato, tra cui Mauro Evangelista e Octavia Monaco. Tra gli illustratori del passato stravedo per Ugo Fontana.

Per Biancaneve ho guardato molti libri di etnografia, lasciandomi influenzare ad esempio dalla cultura Hopi, o dalle strane acconciature mongole. Ne La Sirenetta invece, l’ispirazione l’ho trovata scavando a fondo nella storia, concentrandomi sul dramma della protagonista. Ci sono alcuni rimandi, voluti o non voluti, ed evocazioni all’arte classica o alla scultura e pittura italiana (Piero della Francesca, Lorenzetti, Buonarroti).

  • Da dove sei partito e cos’hai illustrato per la prima volta? Cosa ti ha spinto a questa scelta, cosa ti ha lasciato e cosa volevi lasciare a chi si fosse interessato alle tue illustrazioni? Tutto è andato secondo le tue aspettative – sempre che avessi delle aspettative nette – o ti sei ritrovato di fronte ad imprevisti, sorprese ed ostacoli che non avevi preventivato? Se da una prima illustrazione sei passato alla seconda, immagino che passione e soddisfazioni non siano mancate. Raccontaci un po’.

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Ancora Michelangelo

Michelangelo – Ho iniziato a studiare il libro illustrato e i mondo dell’editoria per l’infanzia perchè fondamentalmente, mi piacciono i libri illustrati e la letteratura per l’infanzia. Credo che illustrare sia un’arte nobilissima e antichissima, nata anche prima dell’oggetto libro, e che la letteratura per l’infanzia sia un’ottima letteratura. Il mio percorso di studi è iniziato alla Scuola di Illustrazione Ars in Fabula di Macerata, dove ho potuto confrontarmi con tanti professionisti. Biancaneve è nato come  progetto libro per la mia tesi di laurea e in seguito, con grande emozione, è diventato il mio primo libro (edito Il Gioco di Leggere, 2015). In seguito ho deciso di illustrare La Sirenetta di Andersen, uscito quest’anno per ARKA Edizioni. Fare l’illustratore  è  un lavoro splendido ma con le sue difficoltà. Prima fra tutte: in Italia si comprano pochi libri, bambini e adulti sono sempre meno educati alla lettura e alla buona letteratura.

  • Illustrazioni per adulti, per piccoli o per entrambi? Sono insegnante di scuola primaria, “conosco i miei polli” e so che gli alunni – anche quelli piccolissimi – possono sentirsi molto coinvolti dalle tue rappresentazioni. Catturano l’attenzione, solleticano nel profondo. Hanno qualcosa di magico, è innegabile. Tu, nelle intenzioni, a chi indirizzi la tua arte?

Michelangelo – Quando disegno o scrivo penso principalmente a creare qualcosa di bello. I libri che ho realizzato finora sono libri per piccoli e grandi. Hanno diversi livelli di lettura, più o meno profondi, e non sempre sono gli adulti a cogliere gli aspetti più significativi. I bambini, anche i più piccoli, sanno capire e riflettere con incredibile e sconcertante profondità. Sono coscienti   del bene e del male, della felicità e del dolore ma anche di emozioni sottili come la malinconia o lo spirito di sacrificio.

Ho molto rispetto per i bambini, per questo sono convinto che ai  bambini bisognerebbe dare la possibilità di guardare e leggere sia i libri “carini” che quelli “conturbanti”,  illustrazioni semplici e illustrazioni  più elaborate,  storie che fanno ridere ma anche storie che fanno pensare.

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  • Veniamo ai tuoi laboratori nelle scuole: quali sono le classi a cui ti rivolgi, come ti presenti ai tuoi piccoli ammiratori, cosa proponi, in cosa li rendi protagonisti?

GetFileAttachment(69)Michelangelo – Lavoro con bambini e ragazzi di tutte le scuole: infanzia, primaria, secondaria ma anche superiori e accademie.  A tutti loro cerco di raccontare come nasce un libro illustrato, e con i piccoli cerco di far capire che nei libri c’è molta più ricchezza, bellezza e fantasia che in uno schermo. Collaboro anche con la scuola di Illustrazione Ars in Fabula, che gestisce il pluriventennale festival del libro illustrato Libriamoci di Macerata.

  • Chi iter deve seguire un Istituto Scolastico (ma anche una biblioteca o un qualunque centro di aggregazione giovanile) per averti ospite tra i suoi studenti?

Michelangelo – Principalmente contattattandomi alla mia mail rossatomichelangelo@gmail.com.

  • Progetti attuali e progetti futuri (se puoi anticiparci qualcosa).

Michelangelo – Sto lavorando ad un libro: non una fiaba ma la storia di un personaggio storico. Uscirà il prossimo anno per ARKA Edizioni.

  • Pagina Facebook e sito internet tramite i quali poterti seguire.

Michelangelo – Eccoli:

Michelangelo Rossato – Pagina Facebook

Michelangelo Rossato – Sito Web

BOOKTRAILER – LA SIRENETTA

BOOKTRAILER – BIANCANEVE

Bene, ringraziando ancora tanto Michelangelo per aver accettato di sottoporsi a questa intervista, invitandovi ad andare a sbirciare tra la sua arte, a prendere e regalare ai vostri pargoli i suoi “coloratissimi” capolavori o – anche – a partecipare personalmente a qualche suo laboratorio, vi lascio con una sua breve biografia.

Michelangelo Rossato è nato in provincia di Venezia nel 1991.

Dopo la maturità classica ha iniziato a interessarsi all’illustrazione per l’infanzia, frequentando i corsi Ars in Fabula- Scuola di Illustrazione.

Nel 2014 si è diplomato in Illustrazione all’Accademia di Belle Arti con una tesi riguardante il legame tra la fiaba e le società matriarcali.

Si occupa di attività didattiche per bambini e adulti dedicate al libro illustrato e collabora con Ars in Fabula – Scuola di Illustrazione.

Ha illustrato e riscritto:

LA SIRENETTA (ARKA edizioni, 2017)

BIANCANEVE (Il Gioco di Leggere Edizioni, 2015)

Alla prossima!

(G. Pannia)

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