Prendete la fantasia ed i suoi effetti curativi, fatene un’occupazione giornaliera e sentirete la vita più leggera. Aggiungete alla fantasia un pizzico di talento genuino ed essa vi regalerà piccole e grandi soddisfazioni; ricamateci attorno un paesaggio, dei personaggi, una storia e, complice chi ama l’arte, darete al mondo un piccolo grande capolavoro.

Maria Clara Torro (in arte M.C. Willems) è un’illustratrice ed autrice che ho conosciuto grazie ad amicizie comuni; vive con suo marito Pieter e il suo gatto nero, Sméagol, in un piccolo paese delle Fiandre. Lavora come impiegata e nel tempo libero scrive e illustra storie per ragazzi. Quasi in procinto di fare questa intervista, ho letto il primo capitolo della sua opera Dralon e leggerò presto il resto, ho guardato le sue illustrazioni e devo ammettere che sì, mi piacciono davvero. Che ne dite di conoscerla un po’ meglio? Se ne avete voglia e disponete di qualche minuto libero, accomodatevi su un lettino di fronte al mare o sul divano in attesa che si vada – finalmente – al mare, e fateci compagnia.

  • Vivi nelle Fiandre, in una città o in un paesino di preciso? Com’è la vita in Belgio? Aspetti positivi e negativi.

Maria Clara – Vivo in un paesino che conta più conigli che abitanti nella regione fiamminga di Maarkedal,  una zona collinare situata a nord-ovest del Belgio.

Sebbene inizialmente, come spesso accade trasferendosi in un luogo diverso per tradizioni e abitudini, abbia faticato un po’ a trovare la mia dimensione, adesso, dopo più di tredici anni, posso affermare di sentirmi davvero a casa.

Dalle finestre di casa di Maria Clara

La vita è ovviamente molto diversa rispetto a quella italiana. Da certi punti di vista, più frenetica e veloce. I belgi sono infatti indefessi lavoratori (non si fermano nemmeno durante il week-end) e sono noti per la loro straordinaria abilità di costruttori: “Belgen zijn geboren met een baksteen in de maag” (i belgi sono nati con un mattone nello stomaco), dice un vecchio e famoso detto del posto.

Sono un popolo molto riservato e tendono ad aprirsi solo un po’ per volta. Sono anche molto schietti e critici ma sono onesti e non amano formalità e convenevoli.

A mio parere, un paese e un popolo che meritano senz’altro di essere conosciuti.

 

  •  Da quanto tempo hai dato sfogo alla tua passione per l’illustrazione?
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Maria Clara

Maria Clara – Praticamente da sempre. Mi piace credere di essere nata con una matita dietro l’orecchio e la fantasia impigliata tra i capelli.

Quando ero bambina, infatti, non trascorreva giorno senza che inventassi – e disegnassi – incredibili avventure con principesse vittime di terribili incantesimi, elfi appioppa-difetti, pirati malfidi alla ricerca di tesori perduti o streghe dispettose a caccia di qualche sfortunato malcapitato da tormentare.

  • Coerentemente con ogni forma d’arte, l’illustrazione permette l’evasione in mondi altri, quelli più rispondenti all’anima di chi li disegna e all’anima di chi ne resta affascinato. Ho visto le tue creazioni e sono molto belle, in esse prevale il bianco e nero. Cosa vuoi trasmettere, quali sono le emozioni che, con più forza, ti spingono a disegnare?

Maria Clara – Faccio parte della ormai anacronistica generazione del Foglio di carta & Matita, una generazione di nostalgici profondamente innamorati dello stile Disney e del disegno eseguito alla “vecchia maniera”.

Questo mio profondo amore per lo stile “old school”, si riflette ovviamente anche nel mio lavoro; quando disegno, cerco di trasmettere la gentile fragranza di quella vecchia tradizione, (vedi, Biancaneve e  i sette nani, Gli Aristogatti, La carica dei 101, La spada nella roccia o Cenerentola…), svilluppatasi tra gli anni quaranta e novanta grazie al lavoro di straordinari artisti come Glenn Kean, Ward Kimball, Frank Thomas, Jin Kim e Carter Goodrich.

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Ancora natura, direttamente dal Belgio
  •  Da quanto tempo covavi il desiderio di rendere “lavoro” o aspirante tale la tua passione per l’illustrazione e la scrittura?

Maria Clara – Se la mia grande passione per l’illustrazione e la creazione di storie fantastiche ha radici lontane, l’idea di farne un lavoro è nata solo recentemente.

Come dice Marco Savini, founder di BigRock, “a volte è necessario perdersi per trovare la propria strada”.

Questo, è esattamente quello che è accaduto a me. Ad un certo punto della mia vita, ho realizzato che il tempo stava scorrendo troppo velocemente e che non mi sarebbe stata offerta una seconda chance di inseguire i miei sogni. Quel momento, è stato un momento cruciale nella mia storia perché mi ha dato la forza per affrontare le mie paure e dato la spinta per tentare di realizzare il mio sogno.

 

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  • Prima illustrazione, poi scrittura. Ho letto il primo capitolo – simpaticissimo – di Dralon, la storia di questa strampalata famiglia londinese che, in un mattino uggioso apparentemente uguale a tanti altri, riceve un pacco inatteso da un postino “tetesco”, strano, grosso e un po’ imbranato. Ovviamente comprerò il libro, ma puoi dirci qualcosa in più? Come è nata l’idea di questa opera fantasiosa, cosa si prefigge e quali soddisfazioni ti ha già dato?

Maria Clara – Ho scritto questa storia prefiggendomi tre obiettivi:

– Scrivere una storia che avrei amato leggere anche io.

– Scrivere una storia che potesse divertire tutta la famiglia.

– Scrivere una storia che profumasse di favola e tradizione.

Non so se sono riuscita nel mio intento ma spero comunque che Dralon possa regalare ai lettori qualche momento magico ed essere una piacevole lettura della buonanotte.

  • Quali altri progetti hai in ballo?

13151785_268776286802850_1057138818052706321_nMaria Clara – In questo momento, sono alle prese con alcune modifiche della versione italiana (nuovamente disponibile sulle piattaforme online verso l’inizio di ottobre).

Nei prossimi mesi, invece, dovrebbe essere pronta la versione in lingua olandese del libro, curata da Dorette Zwaans e Rianne Aarts mentre per la fine dell’anno spero di terminare la stesura del secondo libro della saga, la cui pubblicazione è prevista per il 2018.

  • Quando disegni e scrivi? Di sera, con un appuntamento fisso oppure solo quando ti senti ispirata?

Maria Clara – Lavorando full time – come impiegata (ahimè ancora!), non posso permettermi il lusso di scrivere e illustrare solo quando ne ho voglia o quando mi sento toccata dalla bacchetta della “Fata Ispirella”.

Il lavoro di scrittura e illustrazione esattamente come tutte le altre occupazioni è un’attività seria che richiede disciplina, sacrificio, continuità e pianificazione.

Ovviamente, ci sono giorni in cui mi sento esausta e demoralizzata e preferirei buttare tutto all’aria per oziare davanti alla tv ma il grande amore che nutro per le cose che faccio mi riconduce, quasi subito, sulla “retta via”

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  • Per concludere e per incuriosire eventuali lettori: Dralon e la pazza famiglia Moffet. Hai spiegato perché l’hai scritto, quali erano gli intenti, ma perché comprare e leggere tutto il libro? Hai pensato, come dici, alla lettura fatta da parte di tutta la famiglia, ma ha un pubblico su cui punti in particolar modo?

Maria Clara – Dralon è orientato ad un pubblico di lettori tra gli 11 e i 14 anni anche se la mia speranza, come scritto precedentemente, è che possa attrarre una fascia di età più ampia.

A chi consigliarne la lettura?

A chiunque abbia voglia di leggere una storia intrisa di magia e mistero, piena di personaggi fantastici e di enigmi da risolvere.

Una storia, per chiunque abbia voglia di tornare indietro nel tempo, anche se solo per un attimo, e guardare le cose con gli occhi spensierati e curiosi di un bambino.

 

Bene, siete interessati a questa storia fantastica… avete voglia di leggere tutte le avvincenti avventure narrate in Dralon? Vi lascio i link dove seguire l’autrice ed avere maggiori informazioni sui suoi lavori:

M. C. Williams – Sito Web

M. C. Willems – Pagina Facebook

Qui sotto vi posto, inoltre, un anticipo del primo capitolo di Dralon che trovate sul sito di Maria Clara. Buona lettura e alla prossima! 😉

(G. Pannia)

DRALON – Chapter 1

LO STRANO PACCO

Quella mattina di autunno a Londra il sole sembrava non aver alcuna voglia di far capolino. Il cielo color grigio-minaccia prometteva vagonate di acqua e le nuvole, accavallate le une sulle altre come colonne di agitate signore ai saldi di fine mese, suggerivano di non dimenticare ombrelli e impermeabili a casa.

Nessuno sospettava che quell’uggiosa e cinerina giornata di settembre presto sarebbe diventata una giornata da ricordare. Non lo sospettava il solitario e burbero signor Dickens mentre sulla sedia a dondolo caricava la sua pregiata pipa di buon tabacco Virginia Gold. Non lo immaginava l’adorabile signora Pumpkin mentre canticchiando infornava deliziosi biscotti alle mandorle per il comitato delle casalinghe del suo quartiere. E non lo presagiva di certo la signora Moffet, al numero 13 di Crocks Pot Road in Bromley, mentre in fretta e furia preparava la colazione per la famiglia prima di partire per la sua tediosa giornata di lavoro ai grandi magazzini Starling.

«Benvenuto, signor autunno!» pensò rassegnata guardando in strada dalla finestra della cucina. «Puntuale come una bolletta da pagare». Sorseggiò un po’ del caffè bollente dalla sua tazza di porcellana preferita e sospirò nostalgica abbandonando i piacevoli ricordi delle vacanze da poco trascorse. La vecchia radio a transistor sul frigorifero, unico oggetto di valore ereditato da quello spilorcio di suo zio Albert Longbeard, iniziò a trasmettere proprio in quel momento il notiziario della mattina; fiumi di macchine, taxi e autobus intasavano le vie del centro a causa dei consueti e interminabili lavori stradali.

«Tipico!» debuttò polemico il signor Moffet passando quasi a fatica dalla porta. «Iniziano decine di lavori nei periodi meno opportuni e poi si stupiscono delle file chilometriche. E la cosa più comica sai qual è?» disse rivolgendo il viso paonazzo alla moglie che ascoltava quel monologo con poco interesse. «Le buche. Pensi, ok, rimango imbottigliato per ore in questi maledetti ingorghi ma almeno la qualità delle strade migliora. Sbagliato! Le buche si moltiplicano e s’ingrandiscono a vista d’occhio come fossero conigli. Di questo passo mi domando dove andrà a finire il nostro paese». Le diede un bacio volante e con una piroetta si sedette sulla sedia strofinandosi le mani, lieto di poter finalmente gustare le invitanti omelettes alla “Moffet”. Una torre di fumanti e saporite frittelle si ergeva nel bel mezzo della tavola e attendeva solo di essere divorata senza pietà. A quella deliziosa vista, le preoccupazioni sul traffico cittadino svanirono completamente e il suo umore migliorò di colpo. «Dove sono i ragazzi?» chiese estraendo un pezzo di bacon infilatosi tra i denti. La moglie diede uno sguardo all’orologio a cucù appeso sopra la porta e inarcò contrariata un sopracciglio.

«Peter, Michael e Kate-Madeleine Moffet, vi concedo esattamente cinque minuti per scendere a fare colazione o stasera avrete da ripulire lo scantinato a lume di candela!» disse telegrafica mentre trafficava contemporaneamente con padelle, tazze e spremiagrumi. Al piano di sopra si risvegliò d’improvviso un nervoso rumore di passi e in men che non si dica i tre figli con zaino in spalla e uniforme addosso si ritrovarono seduti a tavola a trangugiare biscotti, toast e marmellata. Gli avvertimenti della madre erano sempre presi in seria considerazione dai tre bambini. Eleanor Moffet non era esattamente la dolce mammina che leggeva favole la sera. Era una corpulenta signora dalla carnagione esangue e con un’abbondante zazzera raccolta in un ordinato chignon che le incorniciava il viso oblungo. Una mamma decisamente vecchio stampo. Severa, autoritaria, ferma sostenitrice degli antichi rimedi e dei buoni vecchi castighi del passato. Una vera tiranna, insomma.

«Buona mattina a tutta Londra e dintorni…» augurò l’allegra voce dello speaker di radio Destiny.

«Un buon giorno a te, signore della radio» gli rispose come ogni mattina Kate.

«Zuccona, lo vuoi capire che non ti può sentire!» le fece notare poco gentilmente Michael mentre affogava i cereali nella tazza del latte.

«Sì che mi sente invece!» lo contraddisse la bimba.

«Silenzio!» li interruppe Romeo roteando la forchetta in aria. «Stanno dando l’aggiornamento sul traffico».

«…ultime notizie sulla viabilità… nuove, lunghe code sono state appena segnalate nel centro della città, tra King Street, Marylebone Road e Trafalgar Square…»

«Lo sapevo!» replicò Romeo battendo un pugno sul tavolo.

«…per chi dovesse raggiungere gli uffici della city, il nostro consiglio è di muoversi con largo anticipo…»

«Troppo tardi per noi!» borbottò il signor Moffet mentre terminava rassegnato il suo ennesimo boccone.

«…per chi invece non si facesse allarmare dal traffico, consigliamo di gustarsi le proposte della nostra emittente. Oggi, lunedì 24 settembre, è il giorno che gli appassionati di occultismo indicano come il “giorno delle streghe”. Sono in molti a credere infatti che in questa data si incrocino e intercettino potenti forze oscure. Per l’occasione abbiamo invitato in studio una nota conoscitrice del campo, un’esimia docente di psicologia del paranormale dell’Università di Edimburgo, che ci aiuterà ad approfondire questo interessante tema con un sunto dei suoi studi: la dottoressa Odilde Costalbine».

«Ehi, Deejay Einstein, visto che ci sei, perché non chiedi a questa grande esperta come far magicamente sparire il groviglio di macchine che blocca la città!» lo sfidò papà Romeo imburrandosi un’altra fetta biscottata.

«Dottoressa Costalbine, ci spieghi qualcosa in più su questa leggenda. Quali sono le sue origini e perché la gente dovrebbe crederci? Sono certo che i nostri ascoltatori sono molto interessati a questo argomento».

«Come no! Mi stavo giusto chiedendo quando ne avrebbero parlato» disse sarcastico il signor Moffet mentre deponeva l’ultimo uovo al tegamino nel suo piatto…

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