Sono il magico baccello in cui germoglia la vita, le ginocchia piegate da antiche sottomissioni e reiterati soprusi, la forza pregna di cocciutaggine e coraggio con cui si abbattono muri e si partorisce un figlio; sono lo sguardo sensuale della femminilità ancora acerba, quello innocente di una bambina che gioca all’adulta sui tacchi di sua madre, quello corrucciato di saggezza, ricordi e rughe venute ad ubbidire alla legge del tempo. Sono colei che potrebbe amarti col corpo o col cuore, il più delle volte con tutta se stessa; sono la rosa sbocciata al culmine di uno stelo colmo di spine, il sorriso che non potrai mai dimenticare o il non amarti che non riuscirai a perdonare. Sono perfetta nella mia imperfezione: un impasto di carne vibrante e anima protesa ad inquietudini irrazionali. Sono mistero, incoerenza, dedizione, freddezza, amore, odio, intimo e lunatico capriccio; sono e sarò ancora la tua principale fonte di tormento e, al contempo, la presenza che sembrerà dare un senso alla tua vita intera. Sono dignità, intelligenza, incontestabile valore. Portami una mimosa, un cioccolatino, un peluche; ma prima, ovunque e comunque, qualunque età anagrafica abbia il corpo che ospita questa mia anima perennemente fanciulla, riconosci, promuovi, difendi tutto il rispetto che da sempre mi è dovuto, e che a lungo, ancora oggi, mi è stato e mi viene imperdonabilmente negato. (Gabriela Pannia)

8/03/2016

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