– Marisa –

Eppur ti vedo

tra le ombre spoglie

di queste stanze,

con quello sguardo

di luce intenso,

con quei tuoi gesti

semplici e di mistero

intrisi.

Ed è come

se le tue piccole dita

disegnassero ancora nell’aria

formule di rivelazione,

simboli di un luogo magico,

arcano.

Eppur ti odo

nella quiete di questa

casa vuota,

con quella voce

di angelo terreno,

con quel tuo dire

dolce e per il cuore

rinfrancante.

Ed è come

se quella fraterna bocca

potesse ancora spiegare

il silenzio delle cose,

la bellezza d’ogni speciale

esistenza umana.

Eppur ti avverto

nel profondo di me,

con quel fragore

di tuono destante,

con la tua presenza delicata,

amica.

Ed è come

se la tua pura aura

cullasse la mia smarrita,

lenendo il dolore

di una mente che,

pur in bilico,

non dispera.

Eppure io so

dove sei ora,

gioia di un mondo

a me invisibile,

straniero.

Tutto hai

ora che sei Lì.

Di belle cose vivi,

il funesto è dimenticato,

lontano.

E per sempre, in questa vita ed oltre,

amerò te, mediterò te,

ringrazierò te.

Te che, nel mare tempestoso

della mia esistenza,

sei stata,

sei,

eternamente sarai

il Faro della mia anima.

[Gabriela Pannia]

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