Siamo gli adolescenti degli anni ’90, forse soltanto tra noi capiamo realmente cosa abbia significato la prematura scomparsa del mai dimenticato Dylan McKay.

In questi giorni si sono rincorse più volte le notizie riguardanti il terribile ictus  che ha colpito improvvisamente il nostro amato Luke Perry mentre si trovava nella sua casa di Sherman Oaks. Il ricovero presso il St. Joseph’s Hospital di Burbank, le condizioni criticissime e poi, con un comunicato che ha messo fine a ogni speranza, la notizia della sua morte.

3ce9fc8bf6c4ff516371081f88be1094Milioni di quarantenni o giù di lì, in ogni angolo del pianeta, hanno versato lacrime e manifestato pubblicamente la tristezza scaturita da questa terribile notizia. Siamo le cotte mai passate per il ragazzo problematico e imbronciato di Beverly Hills, le amiche fedelissime della dolce Brenda (l’unica che poteva amare Dylan con il nostro consenso), gli studenti a distanza della West Beverly High School, gli amici di Andrea, Brandon, David, Kelly e Steve, i drammi di un’età fin troppo ben descritta in una serie durata dieci anni, che ha macinato successi e infranto cuori in ogni paese del mondo. Dylan non era soltanto l’amore di noi giovani ragazze e il modello dei quindicenni di quegli anni, era il portavoce di quel sentirsi fuori posto, non amati, non compresi che caratterizza o ha caratterizzato la gioventù di ciascuno; a differenza di Brandon, troppo bello e perfetto, lui era un bello e dannato, uno che al di fuori faceva invidia ma dentro covava mancanze capaci di renderlo troppo simile a molti di noi, che lo facevano stare in bilico tra il corretto e il non corretto, il sicuro e il pericoloso, il “so chi sono” e il “ma chi sono davvero, io?

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Il paragone con James Dean – forse troppo voluto con un personaggio costruito a tavolino –  non spiega completamente l’affetto che due/tre generazioni hanno riservato a questo ragazzo, e alla serie in generale. Forse erano identici il ciuffo, la passione per le moto, il cercare le soluzioni nell’alcol o comunque in condotte sbagliate, lo sguardo tenebroso… ma poi c’era Dylan.

Dylan e nessun altro.

8cd8e23fea72fea8d56e0e9e2a873147Ricordo che a suo tempo, innamorata come molte, andai a cercare notizie sulla sua vita; scoprì che aveva perso il padre quando aveva soltanto quattordici anni, che la sua era stata un’esistenza semplice. Non so cosa voglia dire perdere un genitore in una così giovane età, ma la malinconia che trapelava dai suoi occhi non poteva essere recitata.

Era un’anima candida, quella di Luke. E le testimonianze di chi l’ha frequentato in questi anni lo confermano. Di buon cuore, ligio al dovere, generoso e affidabile (è stato molto vicino a Shannen Doherty nel periodo in cui lei ha combattuto coraggiosamente contro il cancro), perennemente impegnato a dimostrare che era un bravo attore e non soltanto il rubacuori di Beverly Hills (tentativo che l’ha portato a lasciare la serie che l’aveva reso noto in tutto il mondo, all’apice del successo, per poi farci ritorno solo per dichiarati interessi economici), legato alla bellezza estetica in modo corretto e maturo (le rughe non gli hanno mai fatto paura, per questo è rimasto affascinante fino alla fine), impegnato nel sociale, innamorato dei suoi due figli.

Se dovessi proprio paragonarlo a qualcuno, mi viene in mente non James Dean ma Chester Bennington, un altro grande artista scomparso lasciando un vuoto incolmabile in ciascuno di noi.

6ac1e76788b647d65c5ce47581879921Perché lo paragono a Chester? Non so, forse perché mi sembrano anime che splendevano – e splendono – allo stesso modo. Quelle anime bellissime che hanno troppo bisogno del cielo. E che se ne vanno presto, perché il corpo le stringe e costringe in una sofferenza che non sopportano, o perché il corpo cede, non riesce a contenere entro le sue strette e limitate membra la grandezza dell’anima.

Sarò di parte? Certo! Ero una delle migliaia di agguerrite e gelosissime fidanzate di Dylan McKay.

Ma non credo sia solo questo, Luke era e sarà sempre un grande, una persona meravigliosa. Per lui ho pianto e, di sicuro, – come accadrà per molti altri – non lo scorderò mai.

(Gabriela Pannia)

 

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