Daniela Ferraro Pozzer è un’autrice che conosco da tempo e che, qualche anno fa, è stata protagonista di una prima intervista su questo mio blog.

Mentre all’epoca i suoi romanzi erano prevalentemente di genere Fantasy, ora parliamo con lei di una sua pubblicazione, L’amabile Elèna, che con la fantasia ha poco a che fare ma che parla di una donna e del diario sul quale appunta aneddoti e cose accadute anche ad altri con finalità forse un po’ investigative, allo scopo di scoprire, scoprirsi, intuire e forse anche prevedere.

Ma a proposito di diari, chi non ne ha mai tenuto uno, magari provvisto di lucchetto e nascosto sotto il letto o chissà in quale altro luogo segreto? Lavoro con i bambini e le bimbe, soprattutto, iniziano già in tenera età ad accompagnarsi a questo timido amico di carta e in esso custodiscono scarabocchi (per tutti, però, veri e propri capolavori), confidenze su quale compagnetta sia o non sia simpatica e il nome – all’inizio forse anche storpiato – del loro primo, consapevole o inconsapevole fidanzatino.

Crescendo in molti continuano a tenere il diario segreto, nell’adolescenza soprattutto esso diventa l’amico di cui fidarsi ciecamente, perché ciò che conserviamo in quelle pagine bianche è sicuro che non verrà mai rivelato a nessuno. Per quel che mi riguarda, ho scritto un diario tardi e per poco tempo. Piuttosto che parlare di me ho sempre preferito scrivere storie di altri, brevi o lunghe che fossero; alla fine è forse la stessa cosa, cambia solo la prospettiva.

Ma ora, bando alle ciance e diario in cassetto, volete scoprire qualcosa di più su questa nuova creatura di Daniela? Allora, come abbiamo fatto sempre, mettetevi comodi. Sorseggiate un caffè, abbandonatevi al rumore della pioggia che accompagna questo secondo giorno d’estate in quasi mezza Italia e… buona lettura.

 

  • Per cominciare: dicci chi è Daniela 

Una persona fantasiosa, capace, come tante altre, di ‘inventare mondi possibili’ e di raccontarli.

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Daniela Ferraro Pozzer

Naturalmente la scrittura, come ogni cosa, è vissuta in modo diverso da ciascuno: per me scrivere è quasi sinonimo di ‘condividere’… per esempio, non ho mai avuto ‘diari personali’ nella mia vita perché rivolgermi solo a me stessa mi è sempre sembrato inutilmente ridondante.

Quello che mi piace è proprio condividere i ‘mondi possibili’ affinché si popolino e diventino quasi veri, nutrendosi di pensieri e emozioni di più persone in quella specie di eterno presente che è la lettura.

Scrivo libri di generi diversi, ma per i romanzi che appartengono alla saga Fantasy “Le Storie della Locanda” ( La Locanda della Quercia Incantata, Acar EditoreIl Libro di HennetH, GDS Editrice – e il prossimo: Il Signore delle Tre Lune, GDS Editrice) ho scelto una ‘genesi’ diversa dal solito, nata dall’intrecciarsi delle azioni ‘libere’ dei Viaggiatori della Trama. Mi piace questa definizione ma voglio spiegarla in termini pratici: i viaggiatori sono persone reali che muovono i propri personaggi all’interno di una trama da me scritta e che si definisce pian piano a seguito delle loro scelte… diventando il luogo di un vero e proprio immaginario condiviso.
Dare a queste storie, nate senza essere legate alla scrittura, la forma letteraria del romanzo è un lavoro seguente, che mi impegna molto ma che mi piace anche molto: è come riordinare le idee su qualcosa a cui ho davvero assistito in prima persona anche materialmente.

La scrittura di romanzi (il recentissimo: L’Amabile Elèna), fiabe per bambini (La Filastrocca dei tredici Folletti, Echos EditoreDada la Strega delle Cornacchie, Acar Editore e il prossimo: Dada la Strega, Cinque racconti del bosco, LCE Editrice), saggi e racconti di diversi generi, pubblicati su varie antologie, procede invece ‘normalmente’, se esiste un normalmente in questo tipo di cose. Gran parte del mondo intorno a me filtra nelle mie storie diventando altro o… finalmente se stesso. Così non tutto quello che racconto è ‘farina del mio sacco’, a volte mi sento una ‘selezionatrice’ di cose da raccontare, ma anche questa, in modo più o meno consapevole, è cosa comune ai narratori.
Quindi concludo questa risposta ritornando al ‘normalmente’: sono una ‘normale’ narratrice di storie e spesso le trascrivo anche per non perderle. Con buona pace di tutte le infinite singole diversità che il termine ‘normale’ nasconde.

  • Per continuare: dicci chi è Elèna…

il-diarioElèna è una donna che viaggia su due piani: quello dell’attenzione verso l’esterno, che si trasforma in una specie di volontà di controllo continuo, anche se ‘a fin di bene’, su tutto e tutti e quello dell’attenzione verso l’’interno’ che la spinge ad una infinita ricerca della propria felicità con la consapevolezza che ogni cosa è sempre in continua evoluzione e che l’oscuro senso dell’ ‘ormai’ si acquatta pericolosamente fra le pieghe dell’età che avanza.
Prendo anche parte della sinossi del libro per rispondere a questa tua domanda:
Spinta da una inesauribile curiosità nei confronti della condizione umana, dei meccanismi di causa-effetto, e dall’affettuosa attenzione per tutto ciò che le sta intorno, Elèna saprà percorrere con intelligenza e ‘amabilità’ non solo la propria esistenza ma anche quella delle sue piacevoli amiche, interferendo inesorabilmente nelle loro scelte in modo logico e spesso nascosto.
Elèna vive all’insegna di una bizzarra filosofia personale pronta a trarre insegnamento da ogni incontro, da ogni nuance, da ciò che quotidianamente accade e che spesso svanisce nei ricordi senza lasciare traccia: ecco perché appunta ogni cosa interessante nel ‘Diario delle Conseguenze’ e ama tracciare sottili linee di unione fra gli avvenimenti, a volte determinandoli freddamente di proposito per osservarne lo svolgimento, come in un esperimento di laboratorio, a volte lasciandosene trascinare più o meno consapevolmente.

64424338_806429389820386_5944208177586241536_nElèna in parte è ovviamente anche me, ma in parte è anche chi vorrei essere… e perfino chi vorrei non essere. In realtà non puoi pensare di scrivere ‘delle conseguenze delle cose’ se non hai un tipo di cervello che più o meno ragiona così, ma naturalmente nel romanzo tutto è esasperato, nel bene e nel male, i colori sono accesi, le scelte della protagonista ed il suo invadere le esistenze altrui sono estreme. Come estrema è anche l’attenzione al dettaglio di stampi quasi ‘Sherlockiano’ che io non ho assolutamente!

  • Il diario delle conseguenze: quindi un modo per analizzare e analizzarsi, per capire la vita o, anche, per farsi un po’ del male? Abbiamo davvero bisogno di analizzare e capire tutto?

Il diario delle Conseguenze è solo un’estensione della memoria, è uno strumento che la protagonista ‘usa’ per non dimenticare esperienze o dettagli interessanti. “Utile.” lo definirebbe Elèna, niente di approfondito: sono schemi. Ciò che la spinge a scegliere ‘cosa’ scriverci è vissuto da lei ‘fuori dal romanzo’, che altrimenti avrebbe perso il senso che io volevo dargli: l’ho immaginato come una commedia brillante, piacevole, e che lasci qualche spunto di pensiero da approfondire personalmente, respirando però sempre un diffuso senso di leggerezza.
Personalmente credo che non tutto nella vita sia analizzabile neanche volendo, tanto per cominciare perché dovremmo averne i mezzi (e perfino un esperto psicologo non potrebbe comprendere la mutevole infinità degli input che lo spingono a fare e non fare determinate cose, soprattutto analizzando se stesso) ma principalmente perché se analizzassimo tutto ci dimenticheremmo di ‘vivere’.
Resta il fatto che possa essere rassicurante immaginare di avere il controllo delle cose. Ciò a mio parere è possibile solo superficialmente e se la casualità degli eventi incontrollabili ci aiuta: una specie di terno al lotto!

  • Quando hai sviluppato il romanzo, nel concreto, sei rimasta fedele all’idea iniziale?
    Come tutto quello che scrivo, si è sviluppato da sé, incorporando, come nella ricetta di una torta, pian piano frasi e racconti rubati da amici e conoscenti… che ho giustamente ringraziato alla fine del libro.

 

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  • Intuire per sapere, correggere, scegliere. Ma sapendo in anticipo poi davvero facciamo qualcosa che va contro noi stessi? Siamo più ragione, o siamo più istinto e vada come deve andare?

Proprio di questo parla Elèna con un ragazzo che le offre un bicchiere di rum… in uno dei capitoli del mio breve romanzo. Credo che sarebbe più interessante leggerlo che riassumerlo qui. Personalmente mi faccio mille pensieri e ipotesi ma poi agisco quasi sempre senza tenerne conto!

  • Scrivere un diario con le proprie riflessioni, lo facciamo in tanti e lo fa Elèna. Perché lo facciamo? Perché lei lo fa?

Lei lo fa per ricordare, io non l’ho mai fatto… e infatti ricordo poco. Credo che nel continuo mutamento in cui noi viviamo per me non sia importante sapere ‘cosa pensavo o come mi sentivo’ in un momento precedente e che anzi questo potrebbe appesantire il mio presente. Non mi piace la nostalgia, anche se naturalmente non posso sempre evitarla, ma sono più incuriosita dal futuro che dal passato.

  • Una volta concluso un romanzo e chiuso un libro sentiamo di aver trattenuto qualcosa, nel bene e nel male. Cosa pensi che possa lasciare il tuo romanzo? Cosa vorresti lasciare?

Daniela – Vorrei lasciare leggerezza: ho cercato di scrivere una commedia brillante, un romanzo breve da leggersi tutto d’un fiato e che dia allo stesso tempo qualche spunto per riflettere su alcune cose comuni ma non per questo meno importanti. Pagine che suggeriscano la voglia, almeno per qualche momento, di combattere insieme all’Amabile Elèna il suo peggior nemico: il soffocante senso dell’‘ormai’.

  • Per i curiosi e tutti gli interessati: link di acquisto, contatti, profili attraverso i quali seguire te e la tua scrittura.

Prima di tutto grazie mille a te ed alla tua gentilezza, poi: ecco qui i link che possono essere interessanti per chi mi vuole seguire o leggere i miei libri…
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L’amabile Elèna – ECHOS EDITORE

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Buona continuazione, buona giornata… e a presto!

Gabriela 

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