Secondo me anche le anime sono diverse tra loro, come i corpi.

Due uguali non esistono.

Me le immagino ciascuna con sue sfumature, con toni specifici, con caratteristiche uniche, con destinazioni differenti, in fila e in attesa di prendere un corpo, così come viene, prima di essere catapultate in quest’avventura terrena.

Immagino anime belle finire in corpi difettosi, anime meno belle finire in corpi umanamente perfetti, immagino il contrario, e il calcolo approssimativo degli anni in cui si starà su questa magica palla sospesa.

Vedo anime persuase che la bellezza dei loro corpi sia un merito e anime che indossano l’involucro che le contiene in modo dignitoso, in barba ai mali che affliggono la carne.

Vedo anime che usano il corpo per compiere gesti a favore del prossimo, e anime che si concentrano sull’interesse circoscritto alla propria persona, pronte a far male per questo a chiunque ne stia fuori.

Vedo anime che si battono il petto in nome dell’Eterno e poi impazziscono solo dietro cose passeggere e anime apparentemente modeste che hanno già dentro i tesori del Cielo.

Vedo anime perfette, anime che lottano e si interrogano di continuo allo scopo di raggiungere quella perfezione, anime che della perfezione non sanno che farsene.

Scordiamo forse sin dal primo vagito che la vita è viaggio, che come tutti i viaggi inizia e finisce.

Scordiamo, soprattutto, di scindere il contenuto dall’involucro.

Guardiamo al taglio degli occhi, alla taglia dei vestiti, alla simmetria delle parti, al peso, alla peluria sul corpo, alla pigmentazione della pelle, alla circonferenza della vita, alle capacità motorie degli arti; guardiamo a un sacco di cavolate transitorie.

Scordiamo l’essenziale, facciamo e ci facciamo del male. Scordiamo il per sempre.

Scordiamo di notare il colore delle anime.

(Gabriela Pannia)