Non so ancora quanto ci vorrà, ma per la prima volta da quando l’incubo è iniziato intravedo un po’ di luce.
Wuhan che dimette il suo ultimo paziente, gli esercizi commerciali che chiudono di propria iniziativa per mero senso civico, le strade vuote e la gente che condanna in un sol coro chi trasgredisce, Codogno e gli altri luoghi che hanno pazientemente sopportato la quarantena che ora vedono il frutto dei propri sacrifici.

Non so davvero quanto ci vorrà, ma stamattina penso insistentemente al dopo.
Al primo cappuccino caldo dentro un bar e agli sguardi pieni di lacrime che scambieremo con chi avremo attorno, agli abbracci dei bambini, alle passeggiate che non dovranno schivare avvicinamenti minacciosi, alla bellezza dei contatti umani che stiamo riscoprendo profondamente.
Profondamente, sì.
Come quel cambiare d’animo che auguro a ciascuno dentro se stesso.
Perché alcune cose, specie quelle tremende, non vengono mai senza che ci sia un motivo.
Devono raccomandarci qualcosa: rallentare, forse. Rivedere le nostre priorità, spingerci verso un vero bene, farci fare qualche passo indietro affinchè riprendere il cammino significhi realmente progredire.

(Gabriela Pannia)