Sono una docente di scuola elementare e, sin dall’iscrizione in Scienze della Formazione Primaria, ho pensato che insegnare ai bambini fosse il lavoro più bello del mondo.
Non il più sicuro, ma il più bello sì.

E lo è stato fino a qui, e lo è.

Poi è arrivato questo virus maledetto ed ecco stravolte le vite di tutti.
Eccoci rinchiusi, ecco i contagi, ecco le morti, ecco i licenziamenti, ecco uno stato generale di tristezza e precarietà.

Ne usciremo? Sì.
Non tutti. In ogni caso cambiati, ma ne usciremo.
Io ne uscirò sicuramente arrabbiata e sfiduciata.

La scuola, la mia scuola, a settembre diventerà un “laboratorio di sperimentazione”: quanto contagia ancora il virus?
Qual è la percentuale di contagio da bambino ad adulto?
In quanti si salveranno dal contagio, nel caso fossero presenti soggetti asintomatici, dopo aver trascorso cinque o sei ore nello stesso spazio stretto e poco areato? Davvero i bambini superano il contagio senza grossi problemi?
Che risvolti psicologici ha una condizione di stress generale e costante su un adulto?
Si torna anche perché ai bimbi deve essere garantita la socialità ma quale socialità è davvero possibile?
Quanto saranno proficue le lezioni in un clima di controllo continuo di febbre, stati alterati, movimenti pericolosi, igiene degli arredi, azzardi delle manine sul viso proprio o altrui?
Quanto saranno bravi, i docenti, a fare i dottori?
Quanto tempo prima i genitori punteranno la sveglia, al mattino, per misurare la febbre a tutta la prole?
Punteranno prima la sveglia oppure “oggi, al tatto, stai bene, non c’è bisogno… presto che è tardi”?
Quanto ammalerà l’opprimente senso di responsabilità – non paventato sui contratti di docenza italiani – rispetto alla salute e vita delle persone (alunni, famiglie degli alunni, propria e dei propri cari)?
Come si sopporterà il peso sulla coscienza per eventuali contagi (o decessi) avvenuti in aula/scuola pur avendo seguito tutte le regole del caso? Chi sarà denunciato, chi condannato?
Ci saranno patologie depressive?

Domande, tante domande.
Volete le risposte?
Gli esperti non le hanno.
Aspettate qualche mese, le raccoglieremo sul campo.
Con vittime tangibili e vittime invisibili, ma le raccoglieremo.
Il Governo garantisce.

Il Governo garantisce cose dal mese di marzo 2020.

Cosa abbiamo ottenuto?
Da marzo a giugno omelie su come si insegna.
Scordando che chi insegna con amore e passione l’ha fatto e lo farà anche in modalità DaD, a prescindere.
Senza che il ministro dell’ultimo secondo perda tempo col discorsetto.
Con la morale.
Con il vanto.
Scordando che chi a scuola non lavora, lavora poco o lavora senza esserci portato – Governo caro – è stato assunto da te.

Avete presente le assunzioni?
Quelle che lasciano fuori i laureati o le persone con effettiva esperienza e prediligono gente che fino al giorno prima affettava il prosciutto?
Ecco, il prosciutto è buonissimo e saperlo affettare bene è un’arte.

Ma non basta per essere maestri e docenti.
Un Maestro lo sa.
Al Governo non lo sanno.
Ti assumono.
Poi prendono i microfoni e ti dicono come devi fare.
Lo dicono a tutti.
Illuminando alcuni.
Offendendo tutti gli altri.
Ah, ribadisco: gli “alcuni” li hanno assunti loro.
I Docenti se li ritrovano in classe e spesso devono fare quello che gli alcuni non fanno.
“Tanto mica mi possono licenziare”.

Però, dai, immetteranno in ruolo tantissimi nuovi insegnanti, daranno una mano!
Gli stessi che stanno rinunciando in massa perché verrebbero assunti con riserva, destinati al licenziamento entro qualche mese e depennati definitivamente da ogni altra graduatoria che garantirebbe comunque il ruolo, in futuro?
Eh, sì.

Ma non è che è una proposta di assunzione “calcolata”?
Ma no, cosa vai a ipotizzare!

Eh, sì sì.

Dai, almeno ci penseranno i bidelli a levare un po’ di Covid dalle aule. Quelli rari, quelli eroici, quelli che si spartiscono in due cinque piani. Quelli che a stento riescono, se ci riescono, a togliere la polvere.

Ma torniamo a cosa ha fatto il Governo.
Ha finanziato l’acquisto di supporti tecnologici per docenti e famiglie, affinché tutti potessero disporre/usufruire della DaD.

Quali supporti? Hardware.
Il software no? E la connessione? Solo se bastano i soldi.
E se non bastano? Se non bastano arrangiatevi.
Ok.

E con gli alunni che non partecipano per svogliatezza e basta (loro o dei genitori)?
Provate con le buone.
E se con le buone non rispondono?
Provate con le cattive.
E se pure quelle non funzionano?
Provate a supplicarli.
Ma non è scuola dell’obbligo, a un certo punto non dovrebbe essere affare dello Stato?
Lo Stato non può uscire.
Minacciamo la bocciatura?
No, saranno promossi tutti.
Ok

E poi… mmm. Ecco, sì! I banchetti innovativi!
Con le mura cadenti e le finestre bloccate avrebbero avuto poco senso in tempi normali.
Figuriamoci in tempi di Covid!
Ma il Covid dell’Innovazione ha paura.
E poi ognuno ha le sue priorità.
La scuola – quella vera – le sue.
Il Governo le proprie.

E gli spazi ampi, per il distanziamento necessario?
Li otteniamo mettendo gli arredi in corridoio.
Quindi il docente controllerà dove vanno le mani degli alunni in classe e anche dove vanno quelle degli alunni di altre classi che passeranno da quelle parti, magari per andare o tornare da un bagnetto che condividono in duecento?
Eh, sì.
E se comunque si sta stretti?
Aprite le finestre.
Le finestre non si aprono. Quando si aprono hanno gli spigoli ad altezza testa del bambino.
Apritele. Meglio un bernoccolo che una terapia intensiva.
E se i bimbi si fanno male e ci denunciano per mancata vigilanza?
Capita, non sareste i primi.
Ok

Ma i teatri, gli stadi, gli edifici promessi?
Niente, costano.
Non avevate preventivato?
Per la scuola? La scuola in bilancio compare sempre sotto la voce “risparmio”.
Da secoli, eh!
Ok

Ma non preoccupatevi, Conte garantisce.

Gli spazi? No
Il distanziamento? No. Al massimo morirete collassati dopo aver parlato per quattro/otto ore con la mascherina.
La copertura penale? No. Fatevi un’assicurazione personale.
Le cure, eventualmente? No. Sono a carico vostro e delle vostre famiglie.
E cosa garantisce?
Il rientro a scuola il 14 settembre.

Ma è una garanzia che rischia d’essere pagata con salute e vite umane!

E cosa importa? Mica è la salute o vita sua.

È la vita tua, dei tuoi colleghi, degli alunni, delle famiglie.
E della Scuola.

(Gabriela Pannia)