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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

Categoria

poesie

Finisce la notte e inizia la speranza,
finisce il pane nella dispensa,
finisce la pioggia col temporale,
finiscono infanzia e gite al mare.

La vita è una giostra in moto perpetuo,
siamo le tracce di un grande segreto.

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Siamo ignari come polline al vento,
il tenue respiro tatuato su un tronco,
un coriandolo in mezzo al prato,
ciò che sarà ed è sempre stato.

(Gabriela Pannia)

E ritornano…

come onde inaspettate

si schiantano sulle coste della tua anima;

la vìolano, la sconvolgono, la confondono,

ancora…

in attimi che sembrano eterni.

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Aprile e sibila il vento,

scroscia la pioggia,

manca la primavera.

È un turbinio che lascia

missive arcane

sotto le porte di Pasqua.

Spieghi tu il cammino, o urlo di Natura?

Riveli tu il senso, o voce di Universo?

A vuoto cadono le mie domande.

La Vita troppo è gelosa

dei suoi segreti.

[Aprile – Gabriela Pannia]

22/04/2019

Odor di terra nei parchi di città,

le foglie cadute o trattenute

per metà.

Dubbi fissati come insegne

pubblicitarie,

certezze in bilico,

motivazioni forfettarie.

Pensieri labili come respiri

infreddoliti,

quel senso di concluso

per gli orizzonti più disparati.

Novembre è una pioggia

che sa di scelte e di destino,

il prenderti l’anima

rivoltandola come calzino.

È il tempo dei santi,

il mausoleo dei morti.

La formula della vita,

lo slancio dei risorti.

[Novembre – Gabriela Pannia]

3/11/2018

Scendono foglie

come pioggia arancione,

l’autunno che avanza

pare un treno in stazione.

Sale chi è stanco di ragioni ritrite,

chi scorda, non riesuma

le cose finite.

Sale chi cerca un’altra versione,

un punto di svolta,

o soltanto un altrove.

Sale il coraggio dell’evoluzione,

di chi salta nel buio

senza fare obiezione.

Sale, in sostanza,

chi vuol cime più alte:

venite signori,

tra poco si parte.

[Come un treno in autunno – Gabriela Pannia]

Se la mia poesia “Come un treno in autunno” vi è piaciuta, vi invito ad aprire questa pagina Facebook, cercarla e votarla con un semplice “mi piace”.

Non partecipavo a Concorsi Letterari da tempo, per me è una grande emozione.

Grazie sin d’ora a chi mi sosterrà.

Gabriela

Il Parnaso – Concorso di Poesia

Viene il mattino

e scaccia le stelle,

accende le luci,

alza le tapparelle.

Viene e scoperchia

il cielo di notte,

i sogni son buoni

ma è tempo dei fatti.

Viene portando

alla luna un caffè

“Sei bella, sei cara,

ma sloggia, sorè!”

Viene e non toglie

alcuna magia.

Hai visto che alba?

È pura poesia.

[Mattina – Gabriela Pannia]

20/09/2018

Scendono foglie

come pioggia arancione,

l’autunno che avanza

pare un treno in stazione.

Sale chi è stanco di ragioni ritrite,

chi scorda, non riesuma

le cose finite.

Sale chi cerca un’altra versione,

un punto di svolta,

o soltanto un altrove.

Sale il coraggio dell’evoluzione,

di chi salta nel buio

senza fare obiezione.

Sale, in sostanza,

chi vuol cime più alte:

venite signori,

tra poco si parte.

[Come un treno in autunno – Gabriela Pannia]

19/09/2018

Sera d’autunno

che cattura il cuore,

ecco: una foglia

si stacca e poi cade.

Sera col primo

accenno di nebbia,

chi sempre in letargo,

chi or si sveglia.

Sera e tappeti

multicolori,

nostalgia dentro,

speranze ai piedi.

Sera e passaggio

senza ritorno,

ciclo che chiude,

parto notturno.

Sera e finale

scontato, temuto:

ogni cosa si spoglia,

non tutto è perduto.

[Sera d’autunno – Gabriela Pannia]

16/09/2018

– Marisa –

Eppur ti vedo

tra le ombre spoglie

di queste stanze,

con quello sguardo

di luce intenso,

con quei tuoi gesti

semplici e di mistero

intrisi.

Ed è come

se le tue piccole dita

disegnassero ancora nell’aria

formule di rivelazione,

simboli di un luogo magico,

arcano.

Eppur ti odo

nella quiete di questa

casa vuota,

con quella voce

di angelo terreno,

con quel tuo dire

dolce e per il cuore

rinfrancante.

Ed è come

se quella fraterna bocca

potesse ancora spiegare

il silenzio delle cose,

la bellezza d’ogni speciale

esistenza umana.

Eppur ti avverto

nel profondo di me,

con quel fragore

di tuono destante,

con la tua presenza delicata,

amica.

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