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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

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Casa

Ora che la luna si affaccia alla finestra,
e la notte mette in fila le sue stelle.
Ora che libero è il tuo io,
e la casa è il solo scudo sulla pelle.
Ora che domani è un altro giorno
e sarai più saggia, pronta e forte.
Ora che il sogno è la temeraria priorità:
sogna, sogna in grande. Buonanotte.

(Gabriela Pannia)

Non c’è niente di più sconfinato della notte.
Eppure, contemplando la notte, anche in mezzo al nulla, io mi sento come dentro le mura di casa.

(Gabriela Pannia)

Sono indubbiamente una creatura del mare; l’acqua è l’elemento che più mi si addice, del sale prendo sempre il positivo, la vita mi ha dotato di corazza, adoro giocare con la sabbia senza usarla per costruirci castelli nell’aria.

(Gabriela Pannia)

Il mare è il richiamo che si esibisce in concerto nel cuore, la casa di anime fatte di profondità e di vento.
Il bisogno continuo di tuffarsi in risposte sincere,
la burrasca di chi non smette mai di farsi domande.

(Gabriela Pannia)

Foto: Roberto Lorenzo

Luoghi non luoghi in cui, al solo pensarci, riesci a sentirti a casa come mai prima: gli incontri con certe anime sono così.

Soprattutto se ti restano a fianco.

Persino se poi ci si perde di vista.

(Gabriela Pannia)

Non cercate cose e presenze superficiali, cercate luoghi e persone che siano per voi casa. E se non sanno essere il vostro porto sicuro, se non vi fanno sentire protetti ogni giorno, abbandonateli, lasciateli.

La solitudine che più fa male è quella tappezzata di illusioni.

(Gabriela Pannia)

I più belli sono quelli che,

quand’è il momento,

tornano.

A casa, sui propri passi,

a ciò che amano, a loro stessi.

(Gabriela Pannia)

Voglio un Natale sereno, di quelli sereni che non ne esistono più. Voglio l’odore di casa, l’abbraccio di mia madre, chi ho perso di nuovo vivo nei sogni, la speranza di quand’ero bambina, l’ostinazione coi piedi puntati sulla convinzione che il futuro porterà più bene di quello che il presente mi consente di intravedere.

(Gabriela Pannia)

C’è una pioggia lenta e continua che prende le malinconie e le adagia come pietrine bagnate sull’anima, c’é un tempo sospeso che pare congelare i paesaggi e le cose, che permea di luce fioca un casalingo, accogliente, caldo e generale silenzio; c’é la vita che pare sussurrare consigli ed ammonimenti dalle pagine di un libro, dal gusto forte del caffè, dalle fusa cadenzate del gatto. E poi c’é la domenica, con la sua pigrizia colma di laboriose riflessioni; l’amica che ti lascia riposare e non disturba, ma che accarezza e lenisce come piuma tutta la stanchezza accumulata.

(Gabriela Pannia)

Alla notte che sta arrivando e che posa le sue mani fredde sui paesaggi di novembre, alla stanchezza a cui cantare ninne nanne affinché si addormenti e tramuti in riposo, alle stelle che si affacciano e splendono oltre le nubi minacciose di pioggia, a te che torni a casa e che a casa ti senti sempre, nel bene e nel male, nella tua pelle.

(Gabriela Pannia)

È che passando sulla tua stessa strada mi sei apparso come una stupenda casa dalla porta chiusa.

È che qualcosa mi suggerisce che ci sono un sacco di cose belle, là dentro.

È che non so come dirtelo, ma non sei un rapido sguardo di curiosità.

In te, al centro delle tue corazze, probabilmente, vorrei venirci ad abitare.

(Gabriela Pannia)

Le panchine su cui si posano le foglie esauste, i marciapiedi che borbottano a ogni passo, i rami snelli che danno indicazioni alternative fino a pungere il cielo, la sera che viene assieme ai brividi del primo freddo, il richiamo di casa, quella voglia di fare grandi sogni e sostituirli, per un poco, all’autunno della vita quotidiana.

(Gabriela Pannia)

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