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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

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Dio

Stammi accanto, mio Dio.
Quando chiedo troppo e quando sono ingrata.
Quando mi mostro vigliacca e mi accorgo di essermi persa molte lezioni.
Stammi accanto quando la paura di ciò che può arrivare mi fa scordare i doni di cui mi inondi nel presente.
Abbracciami anche se sono incontentabile.
Consolami se mi ostino sul negativo.
Guariscimi anche se faccio di tutto per restare malata.
Sopportami se continuo a dire che molto è ingiusto.
Guidami senza arrabbiarti per la mia fede titubante.
Dimmi, se vuoi, che andrà tutto bene.
Perché, se sei Tu a dire che andrà bene,
andrà bene di sicuro.

(Gabriela Pannia)

Grazie Dio per questa natura eccezionale, per questi colori magnifici, per queste sensazioni idilliache, per le creature che non conoscono cattiveria, per tutta questa incommensurabile bellezza e per aver fatto elemento irripetibile del Creato anche me.

(Gabriela Pannia)

Ciao Dio, mi senti?
Ho bisogno di udire la tua voce.
Non il vento, la tua voce.
E ho bisogno di un abbraccio.
Non di vento, delle tue braccia divine.
E ho bisogno della promessa che andrà tutto bene.
Non nel cuore, sussurata dalla tua chiara voce al mio orecchio che non aspetta altro.

(Gabriela Pannia)

Sai, Dio, sono stati mesi in cui ti ho sommerso di preghiere e di domande. E più esageravo, più mi dicevo che eri troppo distante.
Poi mi sono guardata dentro ed erano tutte lì, le risposte. Non so come mi sia così a lungo sfuggito che Tu, solo Tu, parli nella lingua più silenziosa dell’universo.

(Gabriela Pannia)

Io credo sia doveroso ringraziare Dio.
Qualunque cosa accada, trovato un tramonto, ecco scendere la consolazione nel cuore.

(Gabriela Pannia)

Quando ti confronti con Dio, Dio già sa.
Perché Lui stesso s’è fatto di carne, perché scandaglia il cuore degli uomini sin dal primo uomo plasmato sulla terra.
Perché conosce e ancora perdona, e ancora ordina al giorno di nascere e ai fiori di sbocciare.
Dunque abbandona tristezze, cadute, cose che non ti perdoni.
Ricomincia, riprova, promettiGli che tenterai ancora di non sbagliare.
Ma sentiti importante, prezioso.
Tu, proprio tu, sei qui perché Lui l’ha voluto.

(Gabriela Pannia)

Tu che sai, Tu che hai provato l’angoscia, Tu che hai pianto nell’orto degli ulivi, Tu che hai sentito ogni morso del dolore, guarda al mondo che soffre, intercedi col Padre e, per la Sua Misericordia, allontana da noi questo calice.

(Gabriela Pannia)

È che io non so come chiamarti.

Se Dio, Padre, Uno, Mente Superiore.

È che io ti ho amato molto ma ti ho anche molto odiato.

È che ora non mi faccio più domande, prendo la vita come viene, come fa la battigia con le sue onde spumose.

È che ti spetta comunque un grazie per le cose belle che hai reso mie: il potere delle carezze, l’ingenuità dell’infanzia, le risate fino a stare male, gli sguardi più stabili delle ginocchia, l’istinto che ha ruggito di cambiare strada, le notti che mi hanno vestito del tuo stesso mistero, le sfumature delle albe e dei tramonti, i consigli di chi non c’è più custoditi come tesori, i sapori della mia terra, le leggende del mare, le pacche del vento, le omelie della pioggia, i fili d’erba sotto ai piedi, quest’anima forse immortale che mi ha preso per mano e portato altrove ogni volta che in certe questioni, a scapito del mio stesso bene, ci stavo mettendo un po’ troppo la testa.

(Gabriela Pannia)

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