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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

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Essenza

Ascolta, se tu non mi vuoi io sono felice per te.

Lo sono, giuro.

Non sai che croce ti prenderesti, non sai con quali turbolenze avresti a che fare.

Vedi la mia voce pacata e questi modi sereni?

Tutta apparenza.

Dentro ho escursioni emotive che fanno paura, ho tempeste improvvise che mi sconquassano l’anima.

Dentro sono nomade, alla ricerca perenne di senso e sensi. Di me.

Ti trascinerei nei miei vortici, faticheresti a capirmi; ogni tuo gesto, sguardo o silenzio per me sarebbe materia d’esame.

Io amo in modo viscerale e profondamente voglio essere amata.

All’inizio, continuamente, sempre.

Non sono fatta di emozioni comuni, non mi accontento per convenienza o precetto.

Credo d’essere folle, impegnativa, indomabile.

Un uomo che non mi vuole con sé, per me, è un uomo molto fortunato.

(Gabriela Pannia)

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Io le cose ho bisogno di toccarle.

Le esperienze di analizzarle.

Le anime di sondarle, prima di tenerle o spingerle ad andare.

Le incoerenze sono indizi,

le coerenze conferme.

Con tutti i riassunti che ci sono a questo mondo, la mia è la continua ricerca della versione originale.

(Gabriela Pannia)

Hai un mondo, dentro, che in pochi visiteranno, perché a pochi consegnerai le chiavi, perché pochi si prenderanno la briga di venire a vedere com’è davvero.

Li bloccherai fuori, si fermeranno fuori, alle apparenze, al sentito dire, alle conclusioni indispettite e a quelle più convenienti.

Ma quel mondo non basa sul traffico il suo valore, dunque curalo.

Con tutta te stessa, continua a tenerlo pulito.

(Gabriela Pannia)

Nella vita detesto i problemi, specie quelli tirati per le lunghe e facilmente risolvibili.

Mi piace affrontarli in faccia, siano essi situazioni o persone; e se in faccia non basta vado oltre, alle origini, al vertice, al nocciolo.

Mi piace fronteggiare, superare, ricominciare.

Non spettegolare, covare, sopportare.

Qualcuno la chiama cattiveria, per me è la cosa più benevola del mondo.

(Gabriela Pannia)

Sai, quando scrivo mi isolo dal mondo.

O lo descrivo più bello, per sentirlo vicino a me.

O lo descrivo più mio, per sentirmi meno in disparte.

(Gabriela Pannia)

Un sabato d’autunno, un trionfo di giallo, rosso, arancione, il risveglio in un silenzio quasi mistico e giusto un velo di malinconia. Le stagioni sono cose congenite. Se una l’hai nel dna, quando arriva te lo ricorda.

(Gabriela Pannia)

Sono fumantina, fuori e dentro ho i colori

del fuoco, come l’autunno.

Lancio in aria foglie, scateno temporali.

Ma dura poco, poi torno silente.

Perché la vita è una tappa esigente:

vuole porzioni abbondanti d’introspezione,

bellezza e quiete.

(Gabriela Pannia)

Eccomi, perdutamente innamorata dell’autunno.

Sa dirci chi siamo, saremo e chi fummo.

In tanti sfuggono la sua malinconia,

io ce l’ho dentro da sempre. È mia.

(Gabriela Pannia)

Ciascuno coglie fuori i colori che ha dentro.

(Gabriela Pannia)

Quest’anima fragile, forte, inquieta e vagabonda che si tuffa e camuffa in tutto,

fino a smarrirsi.

E poi ecco settembre, coi suoi specchi sinceri,

a mostrarle l’essenza, a farla placare.

(Gabriela Pannia)

Il silenzio, l’orizzonte, la luna e qualche stella: resto una bimba fantasiosa. Con pochi elementi invento fiabe in cui gli ostacoli diventano carrozze.

(Gabriela Pannia)

Sono una di quelle rare persone aggrappate strette ai propri sogni, quelle che possono suscitare ammirazione o derisione. Non esiste alternativa, rinuncia, scissione. Io sono quei sogni, quei sogni sono e sempre saranno me.

(Gabriela Pannia)

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