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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

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Riflessioni

Chi ami in salute, un piatto sul tavolo e un domani su cui fare insieme progetti e congetture. Scordate gli eccessi, i regali, i dissapori. A Natale, per fare Natale, ciò che serve realmente è il poco che è tutto elencato qui.

(Gabriela Pannia)

22/12/2018

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Partenze…

È un pomeriggio freddissimo, a Milano. La gente ferma e pronta a partire con i bagagli parcheggiati accanto alle gambe intirizzite è muta, sospesa. La nebbia è malinconica, i respiri fumanti. Persone di tutte le età, di ogni colore, con la vita divisa in più luoghi, che vanno a trovare qualcuno o che partono sperando di trovare qualcosa. Gli occhi pieni di incognite, di speranze, di consapevolezze, di attese. Un ragazzo del sud Italia si confronta con i parenti fermi accanto a lui, poi fa il giro dei viaggiatori che si stanno allontanando da una panchina per capire a chi appartenga una serie di tessere rinvenuta per terra.

Trova la proprietaria, poco più grande di lui; un sorriso, un grazie, una cosa bella… da Natale.

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Notte. Io la notte l’aspetto sempre. Per le stelle e per quel suo instillare speranze, nonostante il buio e quel sentirsi fragili come i petali dei ciclamini.

(Gabriela Pannia)

17/12/2018

Col tempo impari che la felicità non è sui monti e non è nei mari, che non è nei soldi e non è sui podi; che il tempo è ricco con le cose che a torto ritieni dovute, che una casa senza qualcuno che per te è casa è un involucro freddo che fatichi a riscaldare.

(Gabriela Pannia)

15/12/2018

Siamo qui per un numero limitato di giri della terra intorno a sole, poca cosa rispetto all’infinito. Eppure quando amiamo, o soffriamo, o resuscitiamo da certi cicli impegnativi, l’infinito sembra prendere il posto della nostra stessa pelle.

(Gabriela Pannia)

8/12/2018

Italia: il paese in cui ogni sorta di reato è normalità e una confessione che fa giustizia viene festeggiata come il nuovo sbarco sulla luna.

(Gabriela Pannia)

12/10/2018

Sera d’autunno

che cattura il cuore,

ecco: una foglia

si stacca e poi cade.

Sera col primo

accenno di nebbia,

chi sempre in letargo,

chi or si sveglia.

Sera e tappeti

multicolori,

nostalgia dentro,

speranze ai piedi.

Sera e passaggio

senza ritorno,

ciclo che chiude,

parto notturno.

Sera e finale

scontato, temuto:

ogni cosa si spoglia,

non tutto è perduto.

[Sera d’autunno – Gabriela Pannia]

16/09/2018

C’è qualcosa di straordinariamente irresistibile nelle sere di settembre; quando l’estate è finita, ma ancora non lo sa. Quando l’autunno è alla porte, ma tituba sull’uscio per timore di disturbare. (Gabriela Pannia)

4/09/2017

Troneggia come un falò acceso in mezzo al cielo, il tramonto. Si alimenta con la promessa di nuovi inizi, si consuma nel dolce e amaro sapore della nostalgia. (Gabriela Pannia)

27/08/2018

È una sera che pare scordarsi dell’estate. Laggiù tra gli steli, lì in mezzo alle nuvole a velo, si respira di già il croccante profumo dell’autunno. (Gabriela Pannia)

23/08/2018

Guarda fuori, ha piovuto stanotte; il cielo si è imbronciato alle prime ore delle sera e dopo ha squarciato con i suoi lampi il calmo scintillio delle stelle. È frizzante l’aria di questa mattina, ancora umida delle ultime gocce di pioggia. È stato come essere illuminati da un’idea geniale apparsa d’improvviso in mezzo ad infiniti dubbi, come riprendersi provvidenzialmente da un estivo senso di torpore. È come aver ritrovato e riacciuffato le redini dei progetti, avvolta tra le lenzuola, col mio gatto acciambellato sui piedi e con lo sguardo perso nel cadenzato precipitare oltre i vetri piangenti. È così la natura, quasi come una madre. Con un giorno di sole ti coccola e ti lascia riposare, con una notte di pioggia ti scuote e ti incoraggia a vivere. (Gabriela Pannia)

7/08/2016

Novembre è il foglio ingiallito e profumato di noci e castagne su cui scrivo i desideri di fine ciclo, è la lana del colore dei mandarini con cui tesso e comprendo le trame dei mesi trascorsi e delle esigue settimane restate prima dell’inizio di un’altra era, è il ramo spoglio ma pregno di vita a cui non appendo gli addobbi natalizi ma ogni lezione e tutte le speranze ancora cocciute del cuore. È il sabato dell’anno che s’appresta a lasciarci, la malinconia delle cose che temi di non ritrovare e l’eccitazione delle cose che aspetti con ansia. Novembre è la lentezza del mio fare bilanci, il tempo che a dicembre scorrerà troppo in fretta. È un po’ come se fosse l’autunno reale dell’anima, la stagione in cui ci si raggomitola su se stessi, mentre il secco cade e vola via. Ed il buono già si prepara a germogliare. (Gabriela Pannia)

01/11/2016

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