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Purple Soul

Le cose materiali permettono la vita; la Poesia nutre lo spirito. (G. Pannia)

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Scrittori

Scrivere: l’astro che brilla in una notte buia,

la carezza che inverte le smorfie di dolore,

l’ossigeno nei fondali,

la prima margherita in primavera.

(Gabriela Pannia)

26/03/2019

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– Io ho questa cosa.

– Quale cosa?

– Scrivere, questo scrivere.

– E quando scrivi?

– Sempre, in qualunque occasione. Quando sono felice, per contenere la felicità. Quando soffro, per trattenere le redini del dolore.

(Gabriela Pannia)

23/12/2018

Scendono foglie

come pioggia arancione,

l’autunno che avanza

pare un treno in stazione.

Sale chi è stanco di ragioni ritrite,

chi scorda, non riesuma

le cose finite.

Sale chi cerca un’altra versione,

un punto di svolta,

o soltanto un altrove.

Sale il coraggio dell’evoluzione,

di chi salta nel buio

senza fare obiezione.

Sale, in sostanza,

chi vuol cime più alte:

venite signori,

tra poco si parte.

[Come un treno in autunno – Gabriela Pannia]

Se la mia poesia “Come un treno in autunno” vi è piaciuta, vi invito ad aprire questa pagina Facebook, cercarla e votarla con un semplice “mi piace”.

Non partecipavo a Concorsi Letterari da tempo, per me è una grande emozione.

Grazie sin d’ora a chi mi sosterrà.

Gabriela

Il Parnaso – Concorso di Poesia

Scrivo a me, per me.

E, se ti ritrovi, sai cos’è?

Siamo fatti della stessa Anima.

(Gabriela Pannia)

16/09/2018

Ho parole filanti e pensieri ingombranti, frasi intinte nel cuore, sarcasmi controproducenti, riflessioni dalle sfumature cangianti. Non conosco altro rituale per spogliarmi, non vivo per scrivere. Io scrivo per vivere. (Gabriela Pannia)

24/08/2018

Scrivere è parlare a bocca chiusa, ma con l’anima spalancata. (Gabriela Pannia)

1/06/2014

Come rido, come rinasco, come piango, come cresco? Scrivendo. Ho l’anima che non lascia impronte, ma ghirigori d’inchiostro. (Gabriela Pannia)

1/10/2017

Io non scrivo; prendo appunti sulla vita. (Gabriela Pannia)

22/09/2017

Scrivendo potrei non arrivare da nessuna parte; eppure, ne sono convinta, sto andando incontro a me stessa. (Gabriela Pannia)

17/08/2017

I letterati più riusciti sono quelli che scrivono magnifiche ed indimenticabili poesie su pagine e pagine di vita concreta, con penne intinte nell’ispirato calamaio dell’anima. (G. Pannia)

19/04/2017

Di rime, Filastrocche, realtà inventate, di presepi, talento e porte delle fate: benvenuti tra le magiche creazioni di Antonella Turchetti

Se c’è una cosa che ho capito della vita è questa: il destino ama mescolare e rimescolare le carte a piacimento, con continui colpi di scena, togliendo e donando in momenti in cui tu neppure te lo aspetti. La mia avventura nel mondo virtuale è iniziata, a suo tempo, con MySpace: profilo rigorosamente viola (su questo sono di una ripetitività noiosissima), pensieri sparsi (già allora!) e tanta, tantissima musica (Myspace lo prevedeva ma essa è da sempre una parte fondamentale della mia vita). Dopo è arrivato il profilo su Facebook, poi la pagina ed ora il blog. Alcune cose si ripetono, altre evolvono, altre restano immutate.

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Locande, querce incantate, contee sperdute tra i monti, strani personaggi e paurosi racconti: un viaggio nei mondi fantastici di Daniela Ferraro Pozzer

INCIPIT LA LOCANDA DELLA QUERCIA INCANTATA

 

– Sera, Strada per Goldivigna –

   Era l’ottava ora del giorno ed il cielo iniziava a scurire.

La strada che congiunge la bella contea di Goldivigna con le terre orientali di Campoalto era deserta. Pochi erano infatti i viaggiatori che attraversavano quella regione inospitale, tutta monti e foreste, durante il periodo di Priminverno: l’inoltrato autunno, che ne preannunciava l’inizio, aveva portato il gelo ed un nevischio scivoloso che di notte si attaccava al terreno, sciogliendosi solo a giorno avanzato. La terra, sotto il sottile strato riscaldato per poche ore dai pallidi raggi del sole, iniziava a congelarsi. A tratti, pozze di fango, nelle vicinanze di un rigagnolo, o residui di pioggia impedivano di procedere lungo il sentiero, costringendo i viaggiatori a costeggiarlo attraverso la vegetazione e rallentandone il passo.

Inoltre le dicerie che giravano  su quel luogo non erano affatto rassicuranti e, come sempre accade, peggioravano di bocca in bocca con l’apporto di nuovi, inquietanti, dettagli e pareri personali, creando oscure e paurose leggende. Si raccontava, infatti, che la foresta fosse popolata da briganti e che non di rado viaggiatori, pellegrini ed intere compagnie di ventura sparissero nel nulla, senza lasciare traccia… soprattutto quelli che avevano osato passare accanto alle colline di nord est. Molti erano gli animali ‘mostruosi’ che si diceva vivessero proprio lì e che, nei racconti di chi affermava di aver avuto l’occasione di vederli da vicino, erano di dimensioni tali che tre uomini, uno sopra all’altro, non sarebbero arrivati alla testa neanche del più piccolo fra loro.

daniela1Per non parlare dell’antica leggenda, tanto diffusa in quelle terre, che tramandava le gesta malvagie di fantasmi pallidi con le vene azzurre o della più recente, ma ugualmente orripilante, diceria che riguardava la presunta presenza di branchi di lupi famelici dagli occhi di fuoco, sorti dal nulla, che si sarebbero aggirati di notte, fra gli ultimi cespugli del sottobosco, ululando tenebrose ‘parole’. Ad est degli alberi fitti la vegetazione digradava, infatti, proprio nella piccola e sassosa radura delle Colline Proibite, là dove nessun essere previdente avrebbe mai diretto il proprio passo.

Era quindi solo la necessità, o l’incoscienza, a spingere i viaggiatori per quei versanti così ostili.

Una figura, avvolta in un pesante mantello di lana scura, camminava a passo svelto. La testa  coperta da un cappuccio che ne mascherava i lineamenti. Sulla schiena portava, legato con una corda, un piccolo fagotto di tela, scrollato a destra e a manca dalla sua rapida andatura.

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